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24 gennaio 2012 , ,

Johnny Foreigner

JOHNNY FOREIGNER Vs. EVERYTHING

2011 - Alcopop!/Goodfellas
[Uscita: 7/11/2011]

Uno dei difetti che si ascrivono alla critica musicale britannica è quello di lanciare troppo spesso grida di giubilo per la “next big thing” di turno. Questi tre ragazzi di Birmingham, in effetti, essendo già alla terza prova sulla lunga distanza, non sono certo dei novellini, quindi non hanno beneficiato, almeno in questo caso, dell'appellativo sopra citato. Tuttavia fanno parte di una scena, chiamiamola così, indie pop, che oltremanica ha parecchi estimatori e di cui fanno parte, per dire, i celebratissimi Los Campesinos, sodali dei nostri “Gianni Straniero”, che li hanno accompagnati in tournèe. Per descrivere il loro stile possiamo dire che si passa dal post-punk rumoroso alla ballata, con tutto quello che si può annidare tra i due estremi, spesso shakerato. Il tutto è condito da qualche pennellata di fiati, l'immancabile ukulele (pare che sia una tentazione alla quale pochi riescono a sottrarsi, ultimamente...), qualche tastiera qua e là e un uso abbastanza abbondante del feedback, che non guasta mai, nel genere.

 

Le voci di Alexei Berrow e Kelly Southern, rispettivamente chitarrista e bassista, hanno un timbro ben coordinato, insistendo entrambi sul registro alto, cosa che accade anche per i suoni utilizzati dalla chitarra del primo, mentre la batteria, ben pestata dal “coloured” Junior Laidley, spesso spicca in primo piano, quasi a condurre il suono della band. Personalmente preferisco gli episodi più veloci e aggressivi, come l'opener If I’m The Most Famous Boy You’ve Fucked, Then Honey, Yr In Trouble, bel titolo, lodevolmente in pieno understatement, il secondo pezzo, With Who, Who And What I've Got (Standard Rock). E bella rumorosa, in cui spicca il call & response dei vocalists, cosa che accade anche nell'aggressiva Electricity vs the Dead. Ci sono momenti interessanti anche nei pezzi più articolati, come Hulk Hoegaarden, Gin Kinsella, David Duvodkany, Etc.o in quelli più intimisti, come Jess, You Got Yr Song So Leave, con tanto di sezione di fiati, o New Street, You Can Take It, con un finale in crescendo. In sostanza, son ragazzi che sanno suonare e comporre musica. Quello che manca loro, a mio parere, è la capacità di mettere assieme qualche pezzo davvero ottimo, di quelli che ti restano in mente e non te li togli più. E' questo, purtroppo, il vero difetto di questo album: al termine dell'ascolto resta pochino. I 17 pezzi, per quasi un'ora di musica, scorrono più o meno piacevolmente, ma non ci sono le canzoni memorabili che tanti loro connazionali riescono a piazzare. Insomma, un disco troppo pop per essere punk, ma senza le migliori caratteristiche del pop.

Luca Sanna
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