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31 agosto 2017 , ,

Jen Cloher

JEN CLOHER

2017 - Milk! Records
[Uscita: 11/08/2017]

Australia   #consigliatodadistorsioni

 

jen cloher coverQuesta volta Jen Cloher ce l'ha fatta: è riuscita a partorire il suo capolavoro, dopo una gestazione iniziata nel 2005, anno in cui ha pubblicato il suo primo EP, “Permanent Marker”. Una manciata di singoli, tante collaborazioni e ben tre album, l'ultimo dei quali, “In Blood Memory”, pubblicato nel 2013, nei suoi brevi 33 minuti l'ha consacrata come una delle più valide cantautrici della scena rock-folk Australiana.  “Jen Cloher” è stato registrato in Australia e mixato a Chicago, presso il Loft Sudio di Jeff Tweedy. La Cloher dice di essersi emancipata dal microautobiografismo, il che è contestabile.

I testi a suo dire rappresentano la parte ‘forte’: "Non voglio dire di essere una scrittrice ma mi piace scrivere". Scrive meglio della sua compagna più famosa Courtney Barnett, che ha collaborato  con chitarra e vocals alla realizzazione di questo piccolo capolavoro: jen cloherquello della Cloher è un linguaggio più povero lessicalmente ma più diretto ed efficace. Ma se nel vecchio singolo Numbers ci annoiava con le sue angosce per la differenza di età con la moglie, di una decina d'anni più giovane, nel brano di apertura (Forgot Myself) tanto per non smentirsi, eccola di nuovo alle prese con vissuti di abbandono e di inferiorità. Nella clip del brano lei è lontana dal bene amato ed è cosi annientata che non riesce neppure ad ordinare un caffè al bar. Per fortuna il brano è musicalmente molto valido, di chiara ispirazione PattiSmith-iana ma onesto ed ispirato, con nientemeno che una citazione del testo del brano icona rock di tutti i tempi : (I Can't Get No) Satisfaction. Citati anche i Sonic Youth di Kool Thing in Kinda BiblicalStrong Woman fa pensare alla PJ Harvey dei tempi d'oro. 

 

La Cloher ha fatto tuttavia sue le derivazioni e le citazioni, anche le piú sfrontate, e ha creato uno stile riconoscibile, come in Shoegazing, dove pare aver reinventato jen(nuovamente) Rolling Stones e Patti Smith. Una voce calda, discreta e mai noiosa (al contrario della lagnosetta Barnett), chitarre e sonorità in presa diretta, senza overdub, che ricordano anche Lou Reed e Keith Richards oltre, inevitabilmente, i connazionali Triffids (Great Australian Bite). Analysis Paralysis è veicolo per le proteste contro Turnbull, il primo ministro australiano conservatore che osteggia le nozze gay (e che le ha impedito sinora di diventare legalmente moglie della Barnett). E’ l'album della rivalsa e del riconoscimento pieno dei meriti della Cloher. Tutte le trace intrigano: dalla trascinante Forgot Myself iniziale alla delicata acustica Dark Art che chiude il disco con ennesimi riferimenti autobiografici: “The other side of love’s joy is shadow / Jealousy, fear, loss, anger, sorrow / If you never stay to sit in love’s shadow / A part of you will always be hollow”

 

Voto: 8/10
Paolo Rolando Perino

Foto 2: di Tajette O'Halloran

 

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