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13 maggio 2016 ,

Santana

SANTANA IV

2016 - Santana IV Records
[Uscita: 15/04/2016]

Stati Uniti    

 

Santana IV coverGià il titolo, il logo della band e la copertina sono una dichiarazione d’intenti; evidenti richiami a una continuità Santaniana che tralasciando le ultime opache e supercommerciali prove del nuovo millennio (inascoltabile l’orrendo album di cover “Guitar Heaven” del 2010) vorrebbe rifarsi ai vecchi fasti lisergico/latini dei primi anni settanta, andandosi a collocare, in un gioco spazio/temporale, tra il terzo ottimo album (“Santana 3” del 1971) e l’altrettanto bello “Caranvanserai” (1972) quando il chitarrista era ancora una testa acida e distorta come la sua chitarra.

A questo aggiungiamo la formazione, che, dopo ben quarantacinque anni, vede riuniti intorno al vecchio leader Carlos Santana pezzi da novanta quali Gregg Rolie (tastiere), Michael Shrieve (batteria), Mike Carabello (percussioni) e Neal Schon alla chitarra, cioè proprio i fautori di quel terzo e osannato album. Diciamo subito quindi che se i presupposti per realizzare un nuovo gran bel disco c’erano tutti, l’operazione è riuscita solo in parte con luci e ombre che si sovrappongono per un’ora abbondante lungo i sedici brani che compongono l’album; ma poiché fare meglio degli ultimi lavori non era difficile, qualcosa di positivo, e che fa ben sperare in un futuro magari ancora più valido e coraggioso, c’è senz’altro.

 

L’album si apre con Yambu un discreto funky di matrice africana (chi ricorda gli straordinari e percussivi Osibisa dei primissimi album, prima che diventassero la parodia dance di loro stessi?), ma è la componente soul a farla da padrone in diversi piacevoli Santana-IV-Lineupbrani come Shake it, Freedom in your mind, Choo choo, Caminando e in altri dove la musica dell’anima si sposa gradevolmente con altri generi come il soul sambato di Leave me alone o quello di Blues magic che ricorda certe cose dell’ultimo Clapton piacevolmente commerciale. 

Nel gioco al ritorno al passato troviamo poi tra i brani migliori la deliziosa samba Anywhere you want to go (però scritta da Rolie) che pare un outtakes del già citato terzo album, con Hammond in prima fila, un delizioso pianoforte e le chitarre galoppanti, ma la poliedricità dell’album offre anche dell’altro:santana foto  Fillmore east, è un interessante lungo (7:44) strumentale vagamente psichedelico e, diremmo, inaspettato, che ci riporta in California alla corte del John Cipollina (e dei suoi Quicksilver) più sperimentale. Suenos, per contro, è invece una terribile e melensa ballatona strumentale sulla scia delle arcinote Samba pa ti, Europa, e peggio andando, così come altrettanta melensaggine troviamo in You and i, altro strumentale trascurabile come prescindibili e innocui sono altri due brani non cantati: Echizo e All aboard.

 

A sigillare un album che se fosse stato più breve e contenuto eliminando il superfluo poteva assurgere ad estrema piacevolezza retrò, ancora la lunga Forgiveness che si muove in territori chitarristici cari allo Steve Vai degli album strumentali in odore di new age. Per dirla tutta, in questo album Santana non si svincola affatto dalle pastoie mainstream che lo tengono in ostaggio da tempo (commercialissima, però divertentissima è Come as you are), ma sfodera comunque tutta la classe che ben conosciamo.

Santana IV bandLe parti di chitarra, con largo uso del wah wah (Neal Schon) sono per lo più piacevoli e ispirate, l’organo Hammond dal suono vintage più di una volta suscita qualche emozione, le percussioni viaggiano sostenute come ai vecchi tempi e una gradevolezza complessiva pervade un lavoro dove non c’è nulla per cui gridare al miracolo, ma che se non altro impone all’ascoltatore di rivolgere al chitarrista messicano e ai suoi sodali un sincero 'bentornati'.

 

Voto: 6.5/10
Maurizio Pupi Bracali

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