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16 gennaio 2015 ,

Chris Forsyth and the Solar Motel Band

INTENSITY GHOST

2014 - No Quarter Records
[Uscita: 28/10/2014]

USA    #Consigliato da Distorsioni 

 

chris_forsyth_intensity_ghostNel 2013 il chitarrista Chris Forsyth esce con un album solo, “Solar Motel”, che riscuote un notevole interesse critico e un buon successo fra gli appassionati di psichedelia. In occasione del tour del disco Forsyth mette insieme una band, il bassista Peter Kerlin, il chitarrista Paul Sukeena e il batterista Steven Urgo ex-The War on Drugs. Evidentemente le cose in tour sono andate così bene che i quattro sono diventati un gruppo stabile, Chris Forsyth and the Solar Motel Band appunto, e ora escono con il loro primo disco, un magnifico strumentale composto da cinque lunghe composizioni nelle quali le chitarre sono assolute protagoniste. Si respira una calda atmosfera lisergica da jam del bel tempo che fu con le sagome dei musicisti che si stagliano su un orizzonte acceso dal sole del tramonto e una folla in estasi che sembra partire accompagnata dalla musica verso un altrove colorato di fantasia e amore. “Intensity Ghost” non può non richiamare band del passato che si sono basate sui duetti fra chitarristi, dai Grateful Dead ai Quicksilver ai Man ai Crazy Horse fino ai Sonic Youth, passando per i Television.

 

The Ballad of Freer Hollow è una micidiale ballata psichedelica lunga più di undici minuti nella meravigliosa tradizione del rock americano che non rinuncia alle sue tradizioni sul solco di band come quella già citata di Jerry Garcia o gli Allman Brothers e si conclude con un eccellente assolo di Forsyth. In Yellow Square la sezione ritmica scandisce il ritmochris-forsyth-solar-motel-part-i martellante di una lunga cavalcata lungo i sentieri polverosi del rock blues acido, la slide e la chitarra disegnano rossi accesi in un abbacinante cielo azzurro, in una dimensione trasognata e psicotropa e in un fantastico crescendo. I Ain’t Waiting ci travolge con la cascata fluente delle note della chitarra in un’atmosfera di grande potenza chrisepica tesa allo spasimo, tensione che pervade anche la prima metà della canzone che dà il titolo all’album, un rock’n’roll spasmodico e acido, gli Stones in viaggio a Joshua Tree. L’album si chiude con Paris Song, qui le atmosfere si dilatano, le note delle chitarre sembrano galleggiare nell’aria, il basso suona grave e scuro e un drone d’organo ci proietta in una notte lunare che ci accompagna verso la dolce conclusione del viaggio.  Intensity Ghost: un grande disco di rock psichedelico!

Voto: 8/10
Ignazio Gulotta

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