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15 giugno 2016 ,

Psychic Ills

INNER JOURNEY OUT

2016 - Sacred Bones
[Uscita: 03/06/2015]

Stati Uniti

 

psychillsInner Journey Out”  è il quinto disco del duo newyorchese. Tres Warren ed Elizabeth Hart questa volta rinforzano il loro pop psichedelico e onirico con ben 14 canzoni. Rispetto agli album precedenti non c’è una grossa evoluzione nell’approccio musicale degli Psychic Ills: un giro d’accordi inondato dalle tastiere, un riff di chitarra, ritmo solido. Sarà per questo che, unito come dicevamo ad una scaletta molto affollata, il duo non buca le orecchie e "Inner Journey Out" rimane un tentativo piuttosto deludente.

Certo la formula Spacemen3 o Brian Jonestown Massacre rimane affascinante, almeno sulla carta: nella pratica, i due fanno fatica a costruire jam davvero coinvolgenti. L’ascolto rimane qualcosa di piacevole ma piatto e noioso. Senza le impalcature soniche di Peter Kember e Jason Pierce o senza la capacità di scrittura di Anton Newcombe questo modello rischia di diventare un suicidio. Non è un caso che il pezzo che spicchi in assoluto nell’album è I Don’t Mind, ballata narco-country, che vede la collaborazione di Hope Sandoval, la cui voce riesce a impreziosire un pezzo insipido. Da Back To You, passando per All Alone, Baby, Music in My Head arrivando ad Another Change l’afflato onirico diventa presto narcolettico. 

 

psychic_Ills_05Altri pezzi provano soluzioni più rock (Confusion, Mixed Up  My Mind), altri ancora riescono nel tentativo di assomigliare ai gruppi di cui sopra (No Worry ) e in virtù di questo rimangono tra i più godibili. Non rimangono che gli episodi più eclettici: raramente ci si annoia come quando si ascoltano i 7 minuti di Coca-Cola Blues (i Mazzy Star senza la voce della Sandoval e senza la chitarra di Roback), ed è un peccato visto che la traccia che li precede è l’intrigante danza tribale di New Mantra.

Ed è un peccato constatare anche come gli Psychic Ills vogliano affogare tutto in ballate country intontite lasciando che le cose migliori vengano trascurate: ad esempio le nebbie psichedeliche che salgono dallo strumentale Hazel Green richiamano i Fleetwood Mac della malinconica Albatross.

Ra Wah Wah, con i suoi 9 minuti costituisce un’elegante suite kosmische (dove le chitarre à la Manuel Göttsching sono accompagnate dal sax) che stanca però per l'eccessiva durata. Insomma, l’impressione è quella di un psygruppo che vuole strafare, o di un gruppo che ha commesso un errore di auto indulgenza. Questo disco offre solo pochi sprazzi di luci: si annaspa e si rischia di soccombere alla noia nel tentativo di ricercarli. Sperando in un nuovo lavoro che valorizzi meglio gli Psychic Ills. 

 

Voto: 5.5/10
Ruben Gavilli

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