Migliora leggibilitàStampa
26 febbraio 2015 ,

The Dodos

INDIVID

2015
[Uscita: 30/01/2015]

 USA  #Consigliato da Distorsioni    

 

the dodos coverThe Dodos escono con un sesto bel lavoro, “Individ”, che colpisce con un’immediatezza sorprendente: bastano poche battute di ogni canzone e ti scopri a canticchiarne il motivo, sembra di aver avuto sempre nella testa queste frizzanti e avvolgenti melodie dalla preponderante vena malinconica e dalla forte potenza ipnotica. Ma, forse merito degli arrangiamenti dal ritmo molto grintoso e deciso, quella del duo di San Francisco è una malinconia che non avvolge come miele. Stranamente mette di buon umore, tanto colorata e scintillante è la musica che si ascolta mentre inevitabilmente la mente vaga trasportata in lidi sognanti e nostalgici dalla voce di Meric Long e il piede non smette di battere irrefrenabilmente accompagnato dal ritmo della batteria di Logan Kroeber. Due soli strumenti, chitarra e batteria, in aggiunta solo dei fugaci interventi di una tromba e di due voci femminili - una è Brigid Dawson dei Thee Oh Sees - creano un suono nervoso e sincopato, distorto e riverberato che a volte si infiamma nel noise e di decisa matrice indie. Il disco, uscito su etichetta Polyvinyl negli Usa e in Europa su Morr Music, è stato registrato a poca distanza dalle session del loro precedente “Carrier” del 2013 sotto la produzione di Jay e Ian Pellicci, e come ha dichiarato Meric Long: «Le canzoni si sono messe insieme con facilità, non c'era molto in discussione, solo andare avanti con la sensazione che eravamo sulla strada giusta. Siamo stati liberati fino a fare tutto ciò che ci veniva naturale.».

 

Come detto sopra è proprio il carattere spontaneo, diretto delle nove canzoni di Individ quello che colpisce subito la prima volta messo nel lettore, ma è una sensazione di freschezza ed energia che non abbandona anche dopo ascolti reiterati. Già l’iniziale Precipitation, sei minuti di intrecci chitarristici intriganti e ritmi serrati e martellanti su un dodoscanto evocativo e ipnotico, introduce nel migliore dei modi al disco dei Dodos, moderna ballata indie inquieta e problematica, le parole parlano di capacità di resistere alle avversità e saper ricominciare, che poi è il tema conduttore dell’album. Fa probabilmente riferimento ai diversi problemi che la band ha dovuto affrontare, non ultimo la morte improvvisa del chitarrista Christopher Reimer, da tempo collaboratore fisso del duo. Da citare almeno la nervosa, nevrotica The Tide, Darkness che come denuncia il titolo, ha toni scuri e cupi, ma su unalos dodos chitarra che sfiora ritmi latini, la sincopata Retriever fra chitarre distorte e una chitarrina pizzicata  che ricorda i Kings of Convenience, la breve indolente nenia di Bastard, la nordica british malinconia di Bubble, la complessa Goodbye and Endings perfetta sintesi fra l’indie e il cantautorato nordico alla Jens Lekman, e i conclusivi sette minuti di Pattern/Shadow che si sviluppa su un drumming marziale, chitarre fuzz e un canto evocativo nel quale la voce di Long è riecheggiata dal coro di Brigid Dawson.

Voto: 7.5/10
Ignazio Gulotta

foto 2: Los Dodos, di Chloe Aftel         Official   Facebook  


Audio

Video

Inizio pagina