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24 maggio 2015 , ,

The Karovas Milkshake

IN THE SHADE OF PURPLE SUN

2015 - Autoproduzione
[Uscita: 02/05/2015]

Russia   #consigliatodadistorsioni

 

karovas coverLe favole slave hanno sempre avuto un grande fascino, un alone di mistero e curiosità. Novelle popolari vissute nell'Impero che va al di là dei monti e degli oceani e che prevede dure fatiche per difendere la propria terra, prove di ogni genere per accontentare il volere dello Zar, lotte estreme contro terribili creature fatate. Da Vasilisa a Baba Yaga, da Ivan lo scemo al serpente Gorynych. Questo sbalorditivo gruppo russo nato a Ekaterinburg nel cuore degli Urali, ci sorprende raccontando sul proprio sito web di una leggendaria pozione magica che rende la vita sicuramente migliore:

”In tempi lontani, antichi maestri conoscevano la ricetta segreta di un cocktail frizzante chiamato Karovas Milkshake. Un intruglio che ha reso le persone più felici. Ahimè, la ricetta è andata perduta. Passando attraverso lo specchio del tempo, una manciata di adrenalinici dudes è emersa un bel giorno. Qualsiasi cosa potesse accadere, loro erano decisi a resuscitare quel magico tradizionale miscuglio”.

 

Rendendo il passato perfettamente presente, “In The Shade Of The Purple Sun” esalta ed incorpora lo spirito di fiaba e incantesimo in una curva sonica, fatta di piacevoli finezze cesellate da alchimie psichedeliche. Un racconto musicale pieno di spunti e vecchie lezioni che hanno reso ..”c'era una volta in un Regno lontano”..,  le espansioni mentali e la consapevolezza di un fervore irrefrenabile come la Summer of Love del '67 o le onde karovas1favolose della tempesta acida inglese. Proprio nel cuore e nelle cavità British Psych la band russa The Karovas Milkshake si introduce rimodellando le chimiche ricette che resero beata quella magnifica era. Dopo un ep e un singolo (pubblicati su vinile solo nel 2013 da Chickpea Records) emerge questo album ricco di passionale amore per le produzioni d'epoca, profumato di flower-charm. Un ibrido pop immerso in tentacoli freak con scansioni beat: ecco lo shakerato mix di Easy For You che si conclude con le fusa dello Stregatto di Alice. Allineato allo spirito di anime astratte e immortali salgono Shame e Apple Pie dove i tappeti volanti si fondono direttamente nei gioielli di “Madcap Laughs” in un frenetico retrobottega barrettiano. Howl vibra un blues fascinoso, ricco di trame vocali beatlesiane introdotte da una chitarra stile Robby Krieger mentre Sugary Life volteggia quasi dalle parti di Winchester Cathedral (New Vaudeville Band) pur non usando il megafono. 

 

Le sorprese non si arrendono mai se improvvisamente il garage si trasforma in un ritmo carioca allo zucchero filato come in When The Night Falls, esempio di trasformismo street heat, oppure Criptique cantata in francese attraverso un sax vaporizzato da fumi proto-decadenti che si ripetono con incredibile stile lounge in Zombie Wok e nello karovas2strampalato soul di Hangman. Tra nuvole fuzz e tastiere paffute rincorrono mondi colorati e voluttuosi le misture di  Do You Wanna Eat Me/Godiva, un gioco-trip flessuoso e vellutato. Se poi il volo diventa ancora più impavido ecco materializzarsi l'infinito refrain di Purple Sun Of Glanstonbury in cui risplende, agiatamente seduto, il sitar, consacrato al divino angelo Brian con la moderna spiritualità di Jeff Levitz. In una terra in pieno fermento musicale tra band dissimili e brillanti come Bungalow Bums, Orbital Cat, Rust, Remeron, Black Drivers, The Magnetic Tape, Maat Lander, sbocciano questi ragazzi pieni di entusiasmo e ingenuità vintage, la cui ragnatela polifonica emerge nel blues, soul, rifrazioni psichedeliche e forme artistiche dei sixties. Con un probabile inchino a Anthony Burgess e il suo bar.

Voto: 8/10
Sandro Priarone

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