Migliora leggibilitàStampa
6 gennaio 2015 ,

Saint Saviour

IN THE SEAMS

2014 - Surface Area
[Uscita: 03/11/2014]

 Inghilterra

 

saint saviour Secondo album, a distanza di tre anni e mezzo dal precedente “Union” per Rebecca Jones, in arte Saint Saviour (ex cantante dei Groove Armada), dal nome del quartiere in cui andava a fare jogging. Il nuovo disco, “In the seams”, è prodotto dal cantautore del Cheshire Bill Ryder-Jones, ex Coral, e vede la presenza della Manchester Camerata Orchestra. La stampa internazionale ha innalzato sperticati peana al disco, ma questo ormai avviene per qualsiasi parto artistico, e ciò non ci ha inizialmente ben disposto all’ascolto. Il disco è di quelli che non prendono al primo ascolto, ma vanno ascoltati più volte: delicato, intimista, con arrangiamenti a volte scarni, in altri casi più ridondanti ma sempre sul filo della malinconia, mai magniloquenti. C’è una canzone come Sad kid che non può non piacere, con quegli ammiccamenti a Nick Drake, artista ignorato in vita e oggi – giustamente - assurto a divinità. Per contro ci sono canzoni come Intravenous o Bang, le cui melodie così fin troppo melodiche - perdonate il calembour - non sono pane per chi è cresciuto con ben altre dissonanze e distorsioni.

 

È evidente la cura del dettaglio, come ogni particolare, ogni minima traccia sonora appaia studiata per funzionare, difficile dire quanto sia un pregio e quanto un difetto. I remember è il brano scelto come singolo apripista: qui ci avviciniamo al weird folk degli anni ’70, la melodia è arcana, più ardita delle canzoni precedenti, l’orchestra rimane sulla sfondo e la saint saviourchitarra conduce le danze. In altri brani, come Nobody died, è il piano lo strumento guida. Molto suggestive anche James, in cui l’arrangiamento di vibrafono e archi riporta a certa musica da cinema, per esempio a Bernard Herrmann -  la troveremmo adatta ad accompagnare un film di Tim Burton - e St Malo, dove l’orchestra tace e sono le corde arpeggiate ad accompagnare la chanteuse di Stockton on Trees. La voce di Rebecca è senz’altro bella, ma non particolarmente originale, si possono ritrovare moltissime influenze, di cui vi risparmieremo l’elenco e, per il gusto personale di chi scrive, voci così sottili possono essere molto suggestive per alcuni brani, ma non reggono la durata intera di un album, risultando alla fine un po’ stucchevoli. Un disco ben fatto, straordinariamente curato, a tratti intrigante, ma che non riesce a incollare l’ascoltatore al lettore per tutto il corso della sua durata.

Voto: 6.5/10
Alfredo Sgarlato

Audio

Video

Inizio pagina