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6 agosto 2017 , ,

Gravetemple

IMPASSABLE FEARS

2017 - Svart Records
[Uscita: 02/06/2017]

Stati Uniti, Australia, Ungheria

 

Gravetemple-700x700Gravetemple nascono nel 2006 come progetto parallelo dei Sunn O))). A differenza di questi ultimi che si proponevano di esplorare le profondità della materia sonora (da citare “ØØ Void” del 2003 e “Monoliths & Dimensions” del 2009), i Gravetemple hanno costantemente affrontato i temi legati all’esoterismo. A dieci anni di distanza da “The Holy Down” (2007), Stephen O’Malley, Oren Ambarchi e Attila Csihar rilasciano “Impassable Fears”, terzo album caratterizzato da una miscela di black metal, drone ed ambient. L’album è una sorta di rituale sciamanico che consente al trio di accedere a territori di un mondo immateriale che si nasconde dietro il reale. Un mondo che in questo caso si presenta oscuro ed infernale, tormentato e straziato. La splendida copertina dell’illustratore russo Denis Forkas Kostromitin, intitolata “Baldrs Draumar. Eljuðnir”, vicino alle visioni allucinate di Hieronymus Bosch, descrive le vicende norrene di Odino nel regno sotterraneo della Morte, landa oscura e gelata, popolata dalle ombre delle persone che si sono macchiate di gravi colpe o che sono morte senza gloria.

 

Impassable Fears è un percorso di sofferenza all’interno dei gironi dell’oltretomba, di un mondo lovecraftiano, torbido e tormentato. I sei brani costituiscono altrettanti rituali di iniziazione che consentono l’accesso alle regioni più oscure e desolate dell’inconscio, da percorrere a ritroso per superare le angosce dell’esistenza e le paure invalicabili della gravemorte. L’avvio dell’album con A Szarka (The Magpie) mostra da subito i contorni di un territorio tenebroso e putrido, popolato da anime sofferenti e perennemente inquiete. La persistenza e la pervasività della chitarra di Stephen O’Malley e della ritmica ipnotica di Oren Ambarchi è attraversata dalle voci inumane e lacerate di Attila Csihar. Elavúlt Földbolygó e Áthatolhatatlan Félelmek proseguono lungo percorsi tormentati, mentre A Karma Karmai descrive un luogo silenzioso in cui è possibile percepire deboli e sinistre voci. La conclusiva Az Örök Végtelen Üresség conduce in una regione di eterno ed infinito vuoto, in un luogo desolato in cui è possibile raggiungere una pace interiore inquieta ed oscura. 

Voto: 7/10
Felice Marotta

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