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6 maggio 2014

Twilight

III: BENEATH TRIDENT’S TOMB

2014 - Century Media Records/Emi
[Uscita: 25/03/2014]

twilight coverIn via pregiudiziale sorge spontanea una domanda, vedendo il nome di una leggenda autentica del rock, Thurston Moore, mentore e mitologico chitarrista dei Sonic Youth, annoverato e come cooptato in un progetto di black metal: cui prodest? Che sia un delirio ineludibile di autoannientamento, dopo le vicissitudini degli ultimi tempi? Ecco che il geniale Moore, dopo le discutibili discese nel Maelstrom della più inclassificabile sperimentazione “sonora”, con il pur valoroso Mats Gustafsson, si lancia in questa nuova avventura in compagnia di ceffi assai poco raccomandabili. Twilight è un progetto posto in essere da elementi provenienti da esperienze multiformi nel campo del rock più estremo. I nomi, tra i diversi di questo supergruppo nato nel 2004, rigorosamente di battaglia, e che evocano cruente discese agli inferi, negli sterminati territori del rock luciferino, sono quelli di Wrest (Leviathan), Aaron Turner (Isis), N. Imperial (Krieg), Stavros Giannopoulos (Atlas Moth), Sanford Parker (Buried At The Sea, Corrections House, Minsk).

 

Giunti a questo loro terzo album, che paradossalmente segna anche la fine della loro sanguinosa esperienza, riversano, come dentro un abisso, tonnellate di metallo pesante, destrutturando dall’interno il concetto stesso di black metal. E in questo senso è twilight-bandveramente un disco definitivo. Staffilate di crudo acciaio sui nervi, come in Oh, Wretched Son, o mastodontiche architetture diaboliche votate alla rovina, come in Swarming Funeral Mass, in una venefica sintesi sfigurata tra Black Sabbath e Neurosis. Peccato per loro che il risultato sia alquanto modesto: i nostri ‘eroi’ pagano il prezzo di una irrimediabile eterogeneità di struttura sonora; gli effetti che vorrebbero essere lovecraftiani in essenza, si mutano nella farsa degli effetti speciali facili e del più vieto grand guignol, sebbene non manchino momenti di suggestione musicale, come in Seek No Shelter, Fevered Ones o in A Flood Of Eyes. In ultima analisi, un album del quale si sarebbe volentieri fatto a meno. Spiace per il talentuoso Moore, le cui spalle, divenute gracili, paiono non reggere più il greve peso della gloria passata. 

 

Voto: 4.5/10
Rocco Sapuppo

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