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25 dicembre 2014

Gala Drop

II

2014 - Golf Channel Recordings-GDR
[Uscita: 24/11/2014]

 Portogallo

 

gala dropMescolano decisamente le carte da buttare in tavola i Gala Drop dopo il loro originalissimo debutto omonimo del 2009. Con la dipartita di Tiago Miranda e la trasformazione da trio a quintetto, quel qualcosa di indecifrabilmente ‘world’, di languidamente e oscuramente ‘avant’ e vagamente psichedelico, cede il passo ad un’elettronica fortemente ritmata -ma dall’anima glaciale e altera- a dilatate atmosfere ambient che spengono la loro portata emozionale in inopportune fughe dance che davvero di originale, seppur sempre gradevoli e raffinate, hanno ben poco. Si potrebbe pensare all’influenza indiscussa del battito techno di Detroit che è sicuramente nel bagaglio delle influenze culturali del nuovo arrivato Jerrald James aka Jerry the Cat. In realtà la stratificazione di influenze che poteva ravvisarsi nel precedente lavoro, la soffusa atmosfera ipnagogica, la coinvolgente dose di sperimentazione e gli arditi mescolamenti esotici e dub che abbiamo ritrovato anche nell’EP “Broda” del 2012, vengono qui sacrificati in un manto di indecifrabile anonimato in cui tutto scorre in una leggiadria anemica e asettica. 

 

Samba da Maconha con una batteria secca e monocorde e le folate di glitch metallici è un tribalismo urbano che perde di intensità, saturato da massicce incursioni synth in overdub. You and I e Big City alternano piatti battiti mid tempo e vapori elettronici resi ancor più soporiferi da parti vocali riverberate. Sun Gun è forse il pezzo più credibile e suggestivo, il basso funky ed un gioco di pattern elettronici melodici e dilatati, interrotti da galaritmiche percussive asciutte che in parte ci riportano a quei sentori tribali del 2009. Bella anche Monad in cui l’elettronica è funzionale ai giochi di chitarra elettrica e alla ritmica africana delle pelli. Slow motion e riverberi da narcolessi in All Things, edulcorata dall’ennesima vocalità filtrata. Slow house e Let it go chiudono il cerchio di ritmiche davvero inflazionate, ricordandoci per altri versi la recente e poco riuscita collaborazione tra The Orb e Lee 'Scratch' Perry "More Tales From The Orbservatory" (2013), un profluvio di suoni trattati sinteticamente che si fanno rarefatti e riverberati sulla base di tanti esempi eccellenti di drum'n'bass e di musica strumentale futurista di cui esistono emuli di ben altra classe (Pan Sonic, Fennesz per la ricerca elettronica e Tame Impala per il lounge pop). Un disco ben prodotto e meticolosamente rifinito che mai come questa volta suona scialbo e per nulla accattivante. Ci aspettavamo decisamente di meglio.

 

Voto: 6/10
Romina Baldoni

Audio

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