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27 dicembre 2016 , , ,

Fatso Jetson

IDLE HANDS

2016 - Heavy Psych Sounds Records
[Uscita: 07/10/2016]

Stati Uniti   #consigliatodadistorsioni     

 

fatso jetson TralasciandoLive at Maximum Festival”, registrato in occasione della sesta edizione del Maximum Festival di Treviso, era da sei anni che i Fatso Jetson non uscivano con un album nuovo, precisamente dai tempi di “Archaic Volumes” edito dalla label Cobraside. Con questo nuovo Idle Hands” la band dei fratelli Mario e Larry Lalli inaugura la collaborazione con l’etichetta Heavy Psych Sounds Records dando alle stampe un album simile a un frutto dalla scorza dura, magari difficile da addentare, con all’interno, però, una polpa succosa ed aromatica, arricchita da note di psichedelia. Se il mercato discografico fosse governato da una logica di distribuzione del successo basata sul merito, allora i Fatso Jetson avrebbero sicuramente meritato almeno una parte di quella fortuna che ha arriso ai Kyuss prima e ai Queen Of The Stone Age dopo. Perché è indubbio come i nostri abbiano contribuito fattivamente a costruire l’impianto su cui si è fondata la scena stoner di Palm Spring (Los Angeles), dato confermato peraltro dal debito di riconoscenza manifestato da Josh Homme in persona. Anche se le congiunture della vita sono strane, i fratelli Lalli se ne sono infischiati di conquistare una maggiore visibilità o folle oceaniche, tenendo sempre fermo il timone nella direzione di una scrittura dritta e senza fronzoli, come testimoniano queste undici tracce impastate con un suono che intercetta le consuete frequenze hard seventies.

 

fatsoEcco perché Idle Hands è un disco senza compromessi, le cui canzoni presentano una ossatura irrobustita dalla calcificazione di scorie sabbattiane fuse con elementi di psichedelia cosmica di discendenza Hawkwind e scorze di hard blues in cui ritrovare i Leaf Hound a raccogliere funghi allucinogeni. Lo stomp dell’iniziale Wire Wheels And Robots ha un nucleo armonico quasi bowieano, il contorcimento del riff di Portuguese Dreams esibisce una origine che rasenta la forza di un sound pseudo slayeriano, mentre Royal Family suona come fosse un pezzo dei QOTSA sospesi in orbita attorno alla Terra. Dopo la muscolare Nervous Eater, di fronte a cui i Wolfmother di Andrew Stockdale sembrano dei collegiali, arriva la strumentalefatso1 Seroquel, viaggio ipnotico lungo l’autostrada che taglia in due il deserto. La centrale title track Idle Hands è una sorta di piccola suite dalla valenza progressive tanto vicina ai Black Mountain di “In The Future”. Bello l’incedere classico di Then And Now, così come la forza impetuosa di The Vincent Letter, secondo brano interamente strumentale del disco. Dopo lo slide di 48 Hours che ci riporta sui binari di un rock dalle rifrangenze southern, troviamo in chiusura la folle corsa di Dream Homes, terzo brano tutto strumentale. Idle Hands è un album non particolarmente immediato ma che, dopo un paio di ascolti, conquista per visceralità ed autenticità. Chi è in cerca di effetti speciali si rivolga altrove: qui suona solo uno sporco rock’n’roll che fa ancora bene il suo mestiere e ha ancora tantissimo da dire. 

 

Voto: 7.5/10
Giuseppe Rapisarda

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