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2 gennaio 2017 , , ,

Fay Hallam

HOUSE OF NOW

2016 - Well Suspect Records
[Uscita: 7/10/2016]

Inghilterra     #consigliatodadistorsioni

 

Torna sugli scaffali dei negozi di dischi, ad appena 12 mesi dal precedente "Corona", Fay Hallam, vale a dire la regina indiscussa della musica mod-oriented. Il nuovo album, "House of Now", rappresenta una decisa inversione di tendenza rispetto al lavoro immediatamente precedente e, soprattutto, all’epoca mod revival di fine anni ’70, quando Fay Hallam e i Makin’ Time si imponevano come una delle più solide realtà del nuovo beat britannico. «Volevo scrivere delle canzoni prog», ha dichiarato l’artista all’indomani dell’uscita del disco. Eppure House of Now non è esattamente un album prog, o almeno non come ce lo aspettavamo. Si tratta, comunque, di un disco molto ben riuscito («il mio lavoro migliore» lo ha definito la stessa Fay), che tiene bene insieme le tante anime di un’artista intimamente mod, capace di esplorare suoni eterogenei mantenendo sempre uno stile chiaro e riconoscibile.

 

La grande conquista di "House of Now" resta la visionaria collaborazione tra Fay Hallam e Andy Lewis (già bassista con Paul Weller e tra i capostipiti dell’acid jazz), protagonista con il suo basso caldo e avvolgente nonché produttore del disco. Un cocktail che dà vita a pezzi effettivamente prog, venati da una gradevole atmosfera dark (I Can Hear You, Fragment, Heart Cries Out), mescolati all’amato beat (anche se non quello aggressivo dei Makin’ Time), al soul più profondo (travolgenti le parti di tastiera a là Booker T di Do You Know How To Love Me? e Peg) e al boogaloo con accenni di bossa, acid jazz e funky molto delicati e gradevoli che caratterizzavano i lavori solisti precedenti (manifesto della poliedrica indole creativa della Fay Hallam dei nostri giorni le ottime Written in Code, Love Safe Us, DrowningHow Great You Are e la conclusiva ballata Colours). Non mancano, inoltre, nella scrittura di Fay Hallam, anche momenti di rara profondità lirica: His Name is King, cantata dalla voce sempre più curata della Fay matura, è un’evocativa e sentita ode alla figura dell’anti eroe. Un lavoro intenso, ricercato e mai banale, reso un piccolo capolavoro dalla sapiente mano di Andy Lewis, a cui va ascritta la capacità del disco di crescere d’intensità e livello traccia dopo traccia. Un’altra gemma nella discografia di un’artista che non deluderebbe i suoi devoti fans nemmeno se lo volesse.

Voto: 8/10
Riccardo Resta

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