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19 giugno 2014 ,

Blair Dunlop

HOUSE OF JACKS

2014 - Rooksmere Records
[Uscita: 26/05/2014]

# Consigliato da Distorsioni

 

E' sempre una impresa ardua essere figlio d'arte. Mestiere difficile, pochi sopravvivono, artisticamente parlando. Poche settimane fa Distorsioni vi aveva parlato dello splendido duo chiamato The Rails. Dentro c'era una ragazza chiamata Kami Thompson, figlia dei grandi Richard e Linda Thompson, una delle coppie più affiatate ed affermate del folk revival inglese dei settanta. Blair Dunlop è un ragazzo fortunato. Suo padre si chiama Ashley Hutchings, autentica leggenda d'albione in ambito di musica tradizionale, più o meno rivisitata. Prodigioso bassista, può vantarsi di aver fondato e formato tre gruppi come i Fairport Convention, nel 1967, gli Steeleye Span, nel 1970 e la meno nota ma influente Albion Country Band, giusto l'anno dopo. Credenziali di tutto rispetto che fanno di lui una figura chiave della scena inglese a cavallo fra i sessanta e settanta. Il figlio Blair Dunlop ha dapprima esordito giovanissimo nel cinema, il film era "La fabbrica di cioccolato" di Tim Burton (2005), dove interpretava Willy Wonka da bambino. In seguito, sotto la spinta inevitabile del padre, si dedica finalmente alla musica e lo fa subito da protagonista prendendo parte all'ennesima reunion dell'Albion Band, nel 2011, all'attivo un ep, "Fighting room" (2011) e l'album "Voice of the people" del 2012. Nello stesso anno però comunica ai compagni d'avventura di volere abbandonare il gruppo per continuare nella sua carriera solista che, dopo due ep d'approccio si concretizza con Blair-Dunlop-and-Bandlo splendido "Blight & Blossom", dato alle stampe quando aveva solo 20 anni. Un disco nel quale Blair dimostra una maturità sorprendente ed una capacità interpretativa notevole, vedi la stupenda rendition del classico Black is the colour  e di un brano inedito di Richard Thompson a nome Seven Brothers. Unito a questo un fingerpicking sicuro e scorrevole  che padre Ashley devi avergli trasmesso da quando il bambino aveva abbastanza forza da tenere una chitarra in mano. Va dato atto a Blair Dunlop di non servirsi per i suoi lavori solisti del cognome del celebre genitore, ma di quello materno, per chiarire da subito che la sua è un'avventura dal percorso differente. A distanza di due anni si ripresenta con "House of jacks", altro incantevole album che esce per la Rooksmere Records. Nel mezzo è riuscito anche a collaborare con le due deliziose Rebecca e Megan Lovell, un duo vocale chiamato Larkin Poe. Da questa unione è venuto fuori l'interessante mini album "Killing Time", con dentro pure una bella cover del classico dylaniano I'll keep it with mine. Blair ha una voce malinconica e compone ballate che vengono dal profondo del cuore. Rispetto all'esordio, che era più vicino allo stile intimista dei grandi songwriters del passato, Bill Fay, Keith Christmas, Bert Jansch, questo nuovoBlair Dunlop lavoro presenta in alcuni pezzi arrangiamenti più corposi, permanendo altrove la sua vena triste da perfetto loner. Questo vena ritorna  in canzoni come Song of two bridges, la delicata Fifty shades of blue, la bella title track e la profonda Different schools. The ballad of Enzo Laviano è una ballad da brividi, minacciosa e drammatica, una sorta di Cortez the killer in piccolo, senza assolo di chitarra, tra le cose più notevoli ascoltate in questo 2014.  L'apertura con tanto di fiddle di Something's gonna give way è tra le cose più allegre composte dal ragazzo, giusto insieme alle due tracce denominate 45s(c69) e 45s(c14), tra gli highlights dell'album e con forti reminiscenze del Jackson Browne in ritardo per il cielo. "House of jacks" è un disco di un songwriter di classe, buon sangue non mente, che fa intravedere un futuro radioso e da protagonista per il giovane Dunlop.

 

Voto: 8/10
Ricardo Martillos

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