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22 febbraio 2014 , ,

Cibo Matto

HOTEL VALENTINE

2014 - Chimera
[Uscita: 14/02/2014]

Cibo Matto “HOTEL VALENTINEMolti ritorni nel mondo musicale, ci chiediamo se sia in atto un revival degli anni ’90, o se, più probabilmente, viviamo oramai in un eterno presente postmoderno dove tutto è contemporaneo e uguale. Dopo una lunga assenza tornano insieme le simpatiche giapponesine Yuka Honda e Miho Hatori, ovvero le Cibo Matto (sappiamo quanta passione abbiano i giapponesi per tutto quanto è italiano). A quindici anni dal precedente “Stereo type* A” l’universo delle Cibo Matto non è cambiato. Elettronica gentile, battiti sintetici, una spruzzata di lounge pop e un pizzico di rap, questa è la ricetta. Il trip hop lussureggiante e non ansiogeno di Check in potrebbe uscire da un disco dei loro coevi Sneaker Pimps, gruppo da riscoprire. Deja vu è sinuosa, sincopata, tra umori jazzati con eleganti fiati da colonna sonora per un jet set party e ritmi funkeggianti e tropicali. La miscela di funky, elettronica e ritmi africani di 10th floor ghost girl rimanda alla memoria dei Talking Heads del periodo magnifico realizzato insieme ad Eno, certamente non è lo shock sonoro che poteva procurare quella musica trentacinque anni fa, ma le Cibo Matto sono degne allieve di cotanti maestri.

 

Piuttosto, quello che colpisce il recensore, come già scrivevamo a proposito dell’ultimo disco di Jay Jay Johanson, come questa musica, che alla fine dello scorso millennio era l’ultimo grido, oggi suoni più collocabile temporalmente di musiche più antiche. Questo non deve far sottovalutare i meriti delle due graziose figliole del Sol Levante: Yuka e MIho sanno scrivere e arrangiare canzoni. Per cui il disco scorre che è un piacere, i fiati dissonanti di Emerald tuesday aggiungono profondità intellettuale, i bassi gommosi e sintetici di MFN e Housekeeping formano un asse, fortunatamente stavolta artistico, con la Germania di Kraftwerk e Mouse on Mars. Il blues sghembo della canzone che dà il titolo all’album non è Tom Waits ma gli somiglia, e la voce di Miho Hatori, che non è eccessivamente acuta come quelle di altre conterranee come Kazu Makino dei Blonde Redhead, non suona mai stucchevole. Un momento più in sintonia coi tempi moderni è dato dai ritmi cupi e minimalisti, anche se non ossessivi come nel dubstep, di Empty pool, resa però leggiadra da un melodia malinconica.  Musica pop: leggera, ma nel senso che sottintendeva Calvino, leggerezza come qualità dello spirito. 

 

 

Voto: 7/10
Alfredo Sgarlato

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