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5 marzo 2013 ,

Son Volt

HONKY TONK

2013 - Rounder Records
[Uscita: 5/03/2013]

Son Volt HONKY TONK 2012 Rounder RecordsAgli inizi degli anni novanta Jay Farrar e Jeff Tweedy formavano una bellissima coppia che partorì una creatura chiamata Uncle Tupelo. In piena esplosione grunge era quantomeno strano  ascoltare una band americana che suonava country, uno dei pochi generi che pareva non essere stato riproposto e riciclato. Gli Uncle Tupelo erano una band fantastica e i quattro dischi consegnati ai posteri sono lì a testimoniarlo. I migliori sono i primi due, "No depression" (1990) e "Still feel gone" (1991) anche perché qui i brani erano firmati dai due grandi co-leader, le due forti personalità che univano le forze per il migliore risultato finale. Da un lato c'era Jay Farrar, da sempre innamorato di Gram Parsons e dei suoi Flying Burrito Brothers, i primi ovviamente,  mentre Jeff Tweedy aveva una visione molto più allargata, sempre desideroso di esplorare nuovi territori musicali.

 

L'ascolto dei dischi del gruppo faceva spesso emergere più l'anima country di Jay che quella dell'illustre compare. Gli ultimi due degnissimi album, "March 16-20. 1992" e "Anodyne" (1993) vedevano le composizioni equamente suddivise fra le due menti pensanti, quasi a ribadire due differenti strade o la necessità di qualcosa di nuovo. Nel corso dell'ultimo tour degli Uncle Tupelo, l'epitaffio di una grande band, Farrar incontrò Jim e Dave Boquist e con loro ricominciò da zero, Son Volt era il nome scelto per la nuova avventura. Jeff Tweedy non perse tempo di certo, c'erano Wilco nella sua testa, ma questa storia la conoscono tutti ormai. Basta l'ascolto del primo disco, "Trace" (1995), di buon livello comunque, per capire che l'abbandono della partnership di Jeff Tweedy non ha giovato a Farrar. Il troppo amore per il sound del country elettrificato dei 70, le melodie di Gram Parsons rappresentano un buon punto di partenza ma anche il limite della nuova proposta di Jay. Gli altri dischi a seguire, "Straightaways" (1997) e "Wide swing tremolo" (1988) soprattutto, sono bei dischi ma sembrano più progetti solistici del leader che opere di un vero gruppo.

 

"Honky Tonk" rappresenta l'ultimo tassello della catena di album che i Son Volt hanno messo in produzione. Un disco che arriva dopo 4 anni dal precedente, ma non è certo quello che si può definire un grande ritorno. Sembra che Farrar, al contrario di Tweedy, abbia in testa soltanto quel tipo di suono lì e non ci pensa affatto a cambiare indirizzo musicale. Il disco scivola via fra 11 canzoni che spesso si assomigliano fra di loro, nessun problema se fosse stato il disco d'esordio, ma dopo vari album sulla stessa falsariga è meno piacevole e originale all'ascolto. La slide guitar e i violini la fanno da padrone, la voce di Jay è molto bella al solito, ma 4 o 5 canzoni sono più che sufficienti per liquidare il disco e riporlo nello scaffale di quelli che non riascolteremo a breve. Un disco sostanzialmente superfluo anche se definirlo brutto appare un'eresia.

Voto: 6/10
Ricardo Martillos

Son Volt



Tracklist:

1. Hearts and Minds
2. Brick Walls
3. Wild Side
4. Down the Highway
5. Bakersfield
6. Livin On
7. Tears of Change
8. Angel of the Blues
9. Seawall
10. Barricades
11. Shine On

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