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11 aprile 2012 , ,

Michael Kiwanuka

HOME AGAIN

2012 - Polydor
[Uscita: 8/03/2012]

Michael Kiwanuka Home AgainSembra che sia stato scritto apposta per queste giornate di pioggia primaverile. Quando la luce del mattino lascia ancora tutto in penombra. Fuori dalla finestra il mondo è scandito dalle piccole gocce che scorrono sul vetro. In quel momento schiacciate il tasto “Play”. Se aveste il vinile ancora meglio, per sentire il fruscio della puntina che si mescola con il ticchettio della pioggia. Per dimostrare la sua maestria e poesia sarebbero bastati i quattro pezzi dell’EP uscito l’anno scorso. Sicuramente sono serviti per creare una grande attesa per il disco fresco di stampa. Che ha confermato tutto. E forse di più.

 

Michael Kiwanuka (chissà quanti gli hanno detto “dove pensi di andare con un nome così”) è un ragazzotto nero poco più che ventenne troppo cresciuto, un Jackson Five scartato, vestito con giacche di velluto a coste e maglioni di lana che sembrano essere passati dai fratelli maggiori. Poi basta che imbracci un’acustica, e inizi a cantare. C’è chi dice sia il nuovo Otis Redding, ad altri ricorda Bill Withers. Forse anche un po’ Marvin Gaye. Poco importa. In ogni caso se vi aspettate suoni distorti, riponete pure i pedalini nel case. E i batteristi gettino le bacchette nel camino. Qui è l’acustica e qualche pulito elettrico a farla da padrone, innaffiato di spatole.

 

Penso che ogni musicista, indipendente dal genere, vorrebbe un disco così. Oltre alla maestria autoriale, la bellezza degli arrangiamenti tra archi, flauti e trombe in sordina: un prodotto di cui cogli subito la perfezione, come un bell’abito di sartoria italiana. C’è il soul, quello più sussurrato, come in Tell me a story e I’ll get along, le influenze più country blues di I’m Getting Ready, le ballate come Home again e Always waiting (splendide)Scende anche nello swing con Bones e Any Day Will Do Fine (brividi) e risale quasi a raggiungere il gospel in I Won’t Lie. Poco importa cosa faccia, la sua voce che mescola sapientemente botte vocali e frasi sussurrate è l’elemento costante del suo fascino. E mentre ascolti Worry Walks Beside Me, guardi fuori dalla finestra e ti accorgi che ha smesso di piovere e che il sole è tornato a splendere. 

Riccardo Grandi

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