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27 agosto 2014 ,

The Sixxis

HOLLOW SHRINE

2014 - Glassville Records-Audioglobe
[Uscita: 15/09/2014]

The-SIXXIS_Hollow-Shrine                                                  # Consigliato da Distorsioni

E il prog-rock sposò il grunge! Mai generi sembrerebbero, a bruciapelo, più distanti tra loro. E invece, se ci si pensa a mente fredda, non soltanto il matrimonio s’ha da fare, eccome, ma sotto tanti aspetti è già stato celebrato più volte. Dal punto di vista del prog-rock non si può non pensare agli Echolyn, una delle migliori bands americane degli anni ’90, le cui linee melodiche erano pesantemente influenzate dalla scena di Seattle; album dei Rush come “Counterparts”, “Test for Echo” e “Vapor trails” sembrano la personale rilettura del trio canadese di questo filone all’epoca imperante, oppure pensiamo addirittura a un brano come Revelation, degli Spock’s Beard, che dopo un’intro soft da tipica prog-ballad sfocia in un potente ritornello di scuola molto grunge. Dal punto di vista del grunge, invece, le dilatazioni acide di un brano come Flower dei Soundgarden, o le armonizzazioni vocali degli Alice in Chains (non così dissimili da quelle degli Echolyn!) sembrano in qualche modo omaggi devoti al prog-rock.

 

E poi arrivano da Atlanta The Sixxis, immersi in questo ribollente calderone di influenze incrociate: sono prodotti da David Bottrill (che ha lavorato, tra gli altri, con Peter Gabriel, King Crimson, Tool e Muse) e sono cinque musicisti davvero notevoli (Vladdy Iskhakov, sixxisvoce, chitarra, violino, tastiere; Mark Golden, basso e tastiere; JBake, batteria, percussioni e cori; Paul Sorah, chitarre, tastiere, cori; Cameron Allen, chitarre, tastiere, cori). Dal grunge, o più in generale dal mondo post-metal, prendono la durata dei brani, sempre rigorosamente inferiore ai 5 minuti (per un disco dalla durata perfetta: 10 tracce per complessivi 41 minuti), e l’immediatezza della forma-canzone; dal pianeta progressivo mutuano il cantato epico (nel brano Nowhere Close la voce di Iskhakov ricorda addirittura quella di Nick D’ Virgilio!), le strutture dei riffs che, anche quando costruiti su tempi pari, sembrano avere sempre un incedere dispari, e la gran complessità armonico-ritmica. Nei momenti in cui il basso assurge quasi a protagonista non si può non pensare ai Rush, che hanno influenzato 40 anni di musica americana nei generi più disparati. 

 

E poi, ogni tanto, c’è qualche tappeto di tastiere che, pur restando discretamente in secondo piano, contribuisce a fare da “anello nuziale” in questo matrimonio tra generi. Il progressive rock è un microuniverso che dal 1970 a oggi ha saputo rinnovarsi, cambiare volto e pelle, tante volte: se nei primi ’90 la svolta metal-prog imposta da gruppi come Dream Theather, Magellan e Shadow Gallery ha reso gli Stati Uniti per la prima volta verisixxis2 protagonisti del genere, se i primi anni di questo nuovo millennio hanno spostato la bilancia verso il progressivo post-metal cupo, scarno, tenebroso e minimalista di nomi dalla Scandinavia e dall’Est Europeo come Anathema, Katatonia, Opeth, Riverside e Lunatic Soul, nella seconda metà del decennio che stiamo vivendo lo scettro del “nuovo-prog” potrebbe tornare al di là dell’Oceano, grazie a una nuova corrente: il progressive-grunge. E non è un caso se The Sixxis saranno per tutto settembre in tour come supporters degli Spock’s Beard, una delle migliori e più affascinanti realtà neo-prog degli ultimi vent’anni.

 

 

Voto: 7/10
Alberto Sgarlato

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