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24 marzo 2019 , , ,

Oozing Wound

HIGH ANXIETY

2019 - Thrill Jockey Records
[Uscita: 15/03/2019]

Stati Uniti

 

cover oozing woundLa ferocia è come il mercurio, si mescola al sangue sino a diventarne parte integrante, avvelenando inesorabilmente il corpo e obnubilando la mente. Le sette tracce di “High Anxiety”, il nuovo album dei chicagoani Oozing Wound, nel suo essere datato e fuori tempo, traduce in termini esatti la deriva relazionale contemporanea in un concentrato di violenza sonora vicina all’attitudine anarcoide dei compagni di etichetta Lighting Bolt. Le radici della band sono conficcate nel terreno del thrash di scuola Slayer fecondato da spore maligne provenienti dai Death prima della fase progressive e da un hardcore sludge prossimo ai Thou. Rispetto al precedente lavoro, in “High Anxiety” troviamo un maggiore sviluppo dei brani, spesso avviluppati in una struttura leggermente più complessa, il cui baricentro è dato sempre dall’avvicendarsi dei riff di Zack Weil, come se il trio volesse spingersi oltre i propri limiti e varcare la linea di confine della Bay Area. La produzione è affidata alla perizia di Steve Albini il quale ha effettuato le riprese dei brani in soli quattro giorni all’interno dei suoi Electrical Audio Studios, rendendo le distorsioni materiche come mai prima e comprimendo ogni suono in modo da farlo esplodere.

 

Da “High Anxiety non scaturisce alcun effetto sorpresa, considerato che sono passati più di trent’anni da “Reign in Blood” degli Slayer e che la malvagità sonora ha esaurito tutte le proprie potenzialità espressive. Eppure qualcosa ribolle ancora nella pece dell’inferno oorischiarata dal fuoco delle notti sabbatiche. Si ascolti la furia dell’opener Surrounded by Fucking Idiots in cui si condensano le efferatezze di un death-hardcore allucinato, le sfuriate speed di Filth Chisel o il magma apocalittico di Die on Mars nei cui interstizi mefitici si agita l’anima di Chuck Shuldiner. Notevole il muro di suono di Riding the Universe che sembra partorito con dolore dal caos, così come il classicismo di Vein Ripper avviluppato in deframmentazioni sludge core immerse in una cupa solennità doom. “High Anxiety” è un disco che si ascrive alla tendenza più conservatrice del metal, quella che si affida alla tradizione meno permeabile per il timore di inquinarsi e perdere la propria identità. Rimane il fatto che, lì dove la perizia tecnica non manca, ci si aspetterebbe il coraggio di osare di più.

 

Voto: 6,5/10
Giuseppe Rapisarda

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