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11 aprile 2016

The Cult

HIDDEN CITY

2016 - Cooking Vynil
[Uscita: 05/02/2016]

Inghilterra

 

12inch-VINYLTEMPLATE-final2Arriva a quattro anni di distanza dall’ultimo “Choice of weapon” il decimo capitolo della discografia dei Cult. Il gruppo di Ian Astbury e Billy Duffy spesso ingiustamente trascurato, merita sicuramente un posto nella Hall of Fame della musica rock. Ma bisogna anche dire che la deriva hard rock presa dal gruppo da “Electric” in poi -che li ha condotti a seguire le orme di gruppi come AC/DC, Led Zeppelin etc…- li ha portati ad un confronto impari. Mentre le prime uscite, figlie delle esperienze dei Southern Death Cult prima e dei Death Cult dopo, avevano dato alla band un ruolo di primo piano della scena New Wave dei primi anni ’80.

Detto questo, il nuovo lavoro del gruppo, “Hidden city” continua  a muoversi, con una certa coerenza sugli stessi territori andando a chiudere la trilogia iniziata nel 2007 con “Born into this”. Un disco definibile come “eterogeneo” se non fosse che le strade in cui ci accompagnano Astbury e Duffy sono già ampiamente state battute dai nostri.

 

Così cavalchiamo tra gli arpeggi di Dark Energy e i riffs di Avalanche of light arrivando alle ballads dense di spiritualità (elemento sempre presente nei testi di Astbury, che in Deeply Ordered Chaos parla  anche di terrorismo e dei fatti di Charlie Hebdo) In blood e la conclusiva Sound and fury che ci regala un Astbury (foto a destra) in versione croooner accompagnato ianda un pianoforte malinconico. Non mancano neppure degli episodi degli dei primi Cult come No love lost  e Birds of paradise, sempre inframmezzate da episodi  di epicità chitarristica come GOAT e Hinterland, sicuramente non a caso scelte come singoli. 

In definitiva un buon disco che ci regala un nuovo capitolo nella saga di questa band, capace di restare fedele a se stessa in maniera sempre nuova e mai risuonante come parodia, dopo trent’anni di onorata carriera. Basta ascoltare With a woman e  Open fire dei Darkness per capire che forse i Cult ed il loro hair-rock non solo non sono morti ma hanno trovato nuovi proseliti capaci di rinnovare il genere.

Voto: 6.5/10
Ubaldo Tarantino

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