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4 febbraio 2018 ,

Awolnation

HERE COME THE RUNTS

2018 - Red Bull Records
[Uscita: 2/02/2018]

Stati Uniti

 

L’elettro pop alternativo di Aaron Bruno (foto sotto a destra) avrebbe a suo tempo meritato forse miglior palcoscenico che non quello siliconato e patinato di “50 Sfumature di Grigio”, nella cui OST finì la cover della I’m On Fire del Boss. Ma bisogna ammettere che in quanto a riflessi effimeri e plasticosi anche questo nuovo “Here Come The Runts” ha diverse frecce al suo arco, non ultima lo sguardo lascivo del biondo Aaron, un pensieroso e poliedrico musicista dal fascino a metà tra Paul Walker e David Bowie. Un songwriting sempre solido ma più sbiadito e malizioso rispetto al precedete “Run”; una proposta che mischia con furbizia Black Eyed Peas e Beck, Imagine Dragons e Tears For Fear, Weezer e Offspring: il pop “strofa-ritornello-bridge” di My Molasses è davvero da manuale.

 

Awolnation_01Le accelerazioni ritmiche sono violente, la batteria picchia come fosse al Gods Of Metal, la chitarra sferza un hard pop senza troppi fronzoli, il sound ampio e dominante dei synth pare essere fatto per le arene di vetro ed acciaio. Ma questa scrittura tanto variegata ed eclettica, restituisce una tracklist disparata se non dispersiva. Ed è curioso che tra tanta paccottiglia lussuosa, finisca per spiccare il riff acustico ed il falsetto country di Seven Sticks Of Dynamite, gran brano che sembra uscire dai taccuini di un Jack White prestato ad una colonna sonora Disney. E c’è pure Rick Rubin, che si presta come guest al video di quest’ultimo pezzo, come allo scatto di copertina e che forse avrà messo sul piatto qualche buon consiglio al servizio del sound così ben definito che Bruno ha tirato fuori dal suo “home studio” di L.A.

 

Awolnation_02L’autore stavolta si dice ispirato da “Born To Run”, in un disco che vuole raccontare la nazione per ciò che è, non per ciò che dovrebbe essere. Paragone assai scomodo; e se il muro di suono è ben prodotto, alla fine resta quel sapore di lattice proprio laddove l’intenzione era di essere più analogico e sanguigno; nonchè l’impressione che sotto quell’ordinata confezione e quell’innegabile professionalità, ci sia un prodotto usa e getta, valido per far centro nelle classifiche senza mettere radici, per poi magari rispuntare nella sigla di qualche Moto GP o in apertura dell’Europa League. Che non è poco, ma non desta troppa impressione.

Voto: 6/10
Giovanni Capponcelli

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