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14 aprile 2014 , ,

Cloud Nothings

HERE AND NOWHERE ELSE

2014 - Carpark Records
[Uscita: 01/04/2014]

cloud-nothings-here-nowhere-else-cover-art# Consigliato da Distorsioni

 

Come emergere dall’esercito di formazioni devote al revival di generi, dal pop-punk all’emo-core, anni ’90? Come evitare di apparire derivativi oltre misura, una volta esplorati questi territori? I Cloud Nothings se le sono poste queste domande e a vedere dal risultato, cioè la doppietta terzo-quarto disco, “Attack On Memory” (2012) e “Here And Nowhere Else” (2014), le risposte son state vincenti. Insomma, sarà per l’architettura dei brani, più complessa rispetto alla media delle band del campo, sarà per l’urgenza e l’impatto travolgenti, sarà anche perché sembra essere arrivata la completa maturazione per il frontman/compositore, Dylan Baldi, ma l’obiettivo di collocarsi una spanna sopra ai colleghi di settore è raggiunto. Già il lavoro precedente aveva stupito in tal senso e proprio per questo c’era una certa attesa per l’uscita, diciotto mesi dopo, della nuova fatica discografica. Non facilissimo porre a confronto “Attack On Memory” e “Here And Nowhere Else”, impossibile stilare preferenze in breve tempo. Le otto tracce di quest’anno sono, nel complesso, più omogenee, più rapide e graffianti, e sanno plasmare un flusso unico, deciso ed impetuoso, a differenza dell’alternanza di carezze, profondità e tormenti del predecessore. A sentire il lirismo, l’ultimo disco è meno mesto e sofferto di quanto lo fosse quello targato 2012; e questa impressione viene confermata dallo stesso front-man americano che più volte ha ripetuto come “Here And Nowhere Else” rifletta un periodo piuttosto sereno (che non vuol dire felice!) vissuto da Baldi stesso nel tour appena concluso. Viene conservato l’approccio tipicamente live alla registrazione, ed anzi le mani del nuovo produttore John Congleton (che nel ruolo ha succeduto di niente meno che Steve Albini) hanno insistito su questo aspetto, aumentando l’energia e la robustezza della composizione a livelli di prestigio.

 

Here And Nowhere Else” si colloca in quell’ambito dell’alternative rock che naviga tra i lidi del punk melodico, a metà tra ruvidezza e seduzione, del post-hardcore, fatto di crudezza e collera, e anche delle eruzioni e dei graffi dell’emo-core. Ad una composizione (solo in apparenza) ridotta all’osso, limitata a schitarrate, linee di basso travolgenti e tamburi cloud-nothings-here-nowhere-else-streamincalzanti, anche per colpa della costrizione a tre elementi causa abbandono di Joe Boyer e la sua chitarra, compensano le parti vocali di Baldi, perfette nel mantenimento delle misure, dell’equilibrio tra foga, rassegnazione e fascino, e nel trovare motivi irresistibili. Così, il furore delle chitarre sale in cattedra, pur senza essere iconoclasta come fu nel punk o nell’hardcore del decennio successivo. Le melodie si fanno dolorose, specialmente dove si finisce sui binari pop punk alla Lemonheads, ed è il caso della traccia d’apertura Now Hear In. Altro elemento caratteristico sono i repentini cambi di velocità, ascoltare Quieter Today per credere, anche se a volte paiono forzati. Gli schiaffi sonori si susseguono, prima in Psychic Trauma, in cui Baldi presenta come un trauma il semplice “pensare troppo sulle cose”, e nell’ira alla Touchè Amorè di Just See Fear. Arrivano poi la più soleggiata  huskeriana Giving Into Seeing, la più melodica No Thoughts e la più sofisticata Pattern Walks. Ed infine I’m Not Part Of Me, che fa sorgere il dubbio che alcune tracce (viene in mente Continuous Thunder dei Japandroids nell’ultimo “Celebration Rock”, per rimanere nel genere) siano scritte appositamente per concludere un album malinconico, per la capacità di sintetizzare la rabbia degli accordi e lo sconforto delle parole in un’unica miscela, letale, agrodolce. Una buona mezz’ora che elude il rischio di essere eccessivamente votati al passato, nel nostro caso gli anni ’90. Un disco, insomma, che può collocarsi solo qui e non altrove. Here. And Nowhere Else.

 

Voto: 7.5/10
Simone Pilotti

 foto 2:  Cloud Nothings, di KRISTA SCHLUETER

 

Cloud Nothings

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