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19 gennaio 2012 , ,

Mainstream

HAVE NO FEAR

2012 - The Stream Records/Sounday Music
[Uscita: 14/01/2012]

Suggestioni analogiche per i Mainstream, band  franco – italo – tedesca, che affresca in quel di Berlino presso il Low Swing Studio - terra di transito anche per gente tipo Keane o Travis - "Have no Fear",  il suo terzo album. Atmosfere squisitamente e amabilmente vintage per Joscha Blachnitzky e Federico Malandrino che scivolano suadenti fra echi psycofolk in bilico tra Beatles e Pink Floyd; questi ultimi soprattutto evocati dalla voce sorprendentemente e gradevolmente “gilmouriana” dell’ottimo Joscha.  Ottima band, decisamente dotata di una propria cifra espressiva, che tuttavia non limita il percorso sonoro che si sviluppa fra ballate elettroacustiche degne del miglior Steve Wynn e dei suoi mai troppo lodati Dream Syndicate, e rasoiate sospese tra XTC e alchimie trip hop, pronte a tornare alla casa madre di Liverpool. Attivi dal 2004 esordiscono due anni dopo con “X“ da cui viene estratto il singolo Don’t worry che, con il relativo videoclip, pone le basi del futuro e attuale organigramma. Nel 2009 vede la luce “The beauty in mundane“ che consolida con i singoli Birds e City of angels la loro presenza nel panorama musicale indipendente internazionale. Fra 2010 e 2011 l’incontro passionale con macchine analogiche come lo Studer A80 superbamente manovrato da un guru del suono come Robert Babicz che imprime, indelebile, la propria impronta su tutte le quindici tracce del cd.

 

Lavoro davvero interessante "Have no Fear". Ben scritto e ben suonato si avvale, e non è poco, di una validissima produzione. È il primo “fisicamente” distribuito in Italia ed è un bene che questo collettivo  arrivi da noi con un disco maturo, non banale, ma accattivante e per certi versi affascinante. Testi che guardano alla realtà con coraggio e passione tuffandosi ora nel sociale, ora nella intima quotidianità. Già noti in Germania, grazie a singoli in rotazione radiofonica estesa sul lungo periodo, possono vantare esibizioni in Cina, Stati Uniti, Canada e Cile. In Europa e in Italia in particolare hanno diviso il palco con Baustelle e Marracash mantenendo intatta la loro peculiarità. Se The melody sfiora il sound di Bristol,  Time to move regala pillole di conforto ai tanti nostalgici delle fantasmagorie “floydiane”.  Lucky number 13 richiama alla mente i Wings di Mull of Kintyre degli Wings ed è davvero un gran bel pezzo.  Anton Stoger alla batteria, Laurent Vianes al basso e l’ottimo Pablo Ryan al violino affiancano i due soci di maggioranza con calore e competenza donando corpo e spessore ad un disco onesto, davvero valido e, dote rara, assolutamente convincente.

Maurizio Galasso
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