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12 giugno 2017 , ,

Paul Beauchamp

GREY MORNINGS

2017 - Boring Machines
[Uscita: 24/03/2017]

Stati Uniti     #consigliatodadistorsioni

 

L’artwork di questo disco così come i nove titoli delle tracce sono di per sé molto eloquenti. Riassumono perfettamente un meticoloso lavoro giocato sulla densità e sulla propagazione del suono. Lievissime e impercettibili sfumature basate su espansioni e contrazioni che lasciano intravedere l’impalpabile reticolo dinamico dell’emissione. La fonte sonora attraversa lo spazio tempo con modalità decisamente incantevoli. Il fenomeno si amplifica e si arricchisce di significati del tutto nuovi e inattesi quando si lavora sul riverbero, sulla microvariazione originata da uno stesso strumento o muovendosi su parametri ristretti di frequenze. Decisamente poi un fascino del tutto nuovo e suggestivo è creato dall’incontro del Dulcimer degli Appalachi, uno degli strumenti più antichi e misterici legato alle origini stesse di Paul Beauchamp, e la parte elettronica di sintetizzatore e field recordings. Il risultato che ne scaturisce ha tutta la bellezza e la magia di un fenomeno inintelligibile che prende forma sotto agli occhi. Lo stupore che lascia attoniti, i colori ancora deformi che danzano come bagliori di luce che lacerano le tenebre. L’indistinto che rompe la sacralità di un silenzio ovattato. Una deriva che procede con devastante lentezza e languore, un prendere forma che è quasi un fragilissimo schiudersi, una rivelazione che mette in risalto, amplifica il recondito, il dettaglio, il particolare nascosto. Ha un che di sacrale e vertiginoso l’articolazione e l’avanzamento di questi nove movimenti. Oscuri di misticismo, pregnanti di turbamento sensoriale ma anche volubili e scintillanti, fluidi e rarefatti.

 

Tendril si sviluppa con lievi folate che rompono il silenzio e poi una serie di rumori legnosi da sfregamento che in qualche modo procedono con una ripetitività mantrica, ipnotica. O le liquidità di Dissipate, il tamburellare di una pioggia leggerissima, quasi confortante. E poi gli arpeggi del dulcimer, i disegni tracciati dalle vibrazioni in Condense, Enclose e Heze. L’evocazione di un pre ricordo, qualcosa di assolutamente ancestrale che riconcilia con una armonia e una natura perdute. Il momento estatico e fuggevole in cui ci si illude di appartenere, l’attimo in cui i sogni sono affidati a un reale che ancora non è messo a fuoco. Paul Beauchamp ci mette tra le mani uno scrigno dalle pregevoli fattezze, dentro ci sono segreti sussurrati che potranno disperdersi aprendolo, scivolare via o arrivare dritti al cuore. Decisivo sarà il modo in cui solleveremo il coperchio, la predisposizione, la ritualità dell’attesa, la nostra voglia di guardare oltre.

Voto: 7,5/10
Romina Baldoni

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