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19 agosto 2015

Simon Joyner

GRASS, BRANCH & BONE

2015 - Woodsist
[Uscita: 31/03/2015]

Stati Uniti   #consigliatodadistorsioni     

 

simonjoynerGRASS, BRANCH & BONE coverCon Simon Joyner ci eravamo lasciati tre anni fa, era l'agosto 2012, quando per la Sing, Enuchs l'uomo di Omaha dava alle stampe il bellissimo "Ghosts", monumentale opera di 90 minuti di durata. Quello era davvero un disco riuscitissimo, di quelli che non esiti neanche un secondo a infilarlo nella top ten di fine anno. Al solito erano stati in pochi ad accorgersi della bravura del nostro e così il disco scivolava via nella quasi totale indifferenza di pubblico ed addetti ai lavori. Dopo quel lavoro l'attivissimo Joyner aveva realizzato anche un disco in coppia con Dennis Callaci, "New secrets" di buon livello, come suo solito. Nel marzo di quest'anno è stata invece la Woodsist a dare a Simon l'opportunità di registrare il suo tredicesimo disco di studio, "Grass, branch & bone". Simon Joyner proviene dalla scuola lo-fi e si sente, anche questo ultimo album è molto scarno, rarefatto, con strumentazione essenziale se non ridotta al minimo. Un po' di violino, un goccio di armonica, poco altro. 

 

Qui dentro troverete solo nove canzoni, malinconiche e quasi rassegnate, sulla linea dei classici songwriter texani e con l'animo dell'Alex Chilton del terzo Big Star. La voce rimanda talvolta al Lou Reed cupo e introverso di "Berlin", la bella apertura di Sonny è indicativa in tal senso, ma viaggiano nella stessa direzione anche Train to Crazy Horse e Simon-Joyner-4985-500x333soprattutto Jefferson Reed, che avrebbe fatto una bella figura in qualche disco dei Velvet Underground post John Cale. Un disco a tratti claustrofobico, fermo, quasi statico, sentire la drammatica Old days, valorizzata da un bel crescendo vocale o l'intensa In my drinking dream, quasi un Dan Stuart rallentato all'estremo. Non ci sono momenti gioiosi in questi solchi, i ritmi restano sempre bassi, i sette minuti finali di Nostalgia blues ci chiariscono una volta per tutto che Simon Joyner ha voluto fare il simonjoynermaxresdefaultcosiddetto disco di "rainy day ballads", quello cose che ascolti quando la pioggia rimbalza sui vetri. "Grass, branch & bone" è l'ennesimo lavoro riuscito del cantastorie d'Omaha ma anche un disco che risulta difficile da consigliare spassionatamente. Da maneggiare con cura, magari alla lunga potrà conquistarvi. 

 

 

Voto: 7/10
Ricardo Martillos

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