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12 aprile 2015 ,

Tobias Jesso Jr.

GOON

2015 - True Panther
[Uscita: 17/03/2015]

Canada

 

tobias GoonAvremmo voluto avere tra le mani “Goon” con almeno vent'anni di meno: l'album di esordio di Tobias Jesso Jr. recupera quella dimensione adolescenziale insieme a tutto l'apparato di languori, malinconia e disincanto che riporta ad un tempo di transizione in cui si credeva che il mondo fosse troppo grande prima di capire che, invece, si trattava solo di un'illusione. Di fronte a Goon e alle lodi sperticate dispensate da parte della critica sorge il sospetto di essere in presenza di un fenomeno generato in vitro con l'obiettivo di realizzare un prodotto dal target transgenerazionale. Invece, al netto dei pregiudizi nei confronti di un'operazione del genere, Goon suona autentico e dotato di una scrittura che funziona soprattutto alla prova di ripetuti ascolti. La storia di Tobias Jesso Jr. sembra un feuilleton. Arrivato a Los Angeles nel 2008 da Vancouver, il nostro cerca prima di farsi strada suonando il basso in un gruppo, ma senza alcun risultato, cimentandosi poi come autore per altri artisti. A completare il quadro segnato da un'innumerevole serie di insuccessi, si aggiunge un incidente stradale in bicicletta ed il tumore diagnosticato alla madre che infliggeranno il colpo di grazia a Tobias il quale decide di ritornarsene in Canada. A casa troverà il pianoforte della sorella che diventerà da quel momento in poi il suo strumento. Tobias scrive un paio di canzoni che inizia a fare girare. 

 

Uno di questi nastri arriva nelle mani di Chet “JR” White dei Girls il quale, percependo le sue potenzialità, lo fa ritornare negli USA introducendolo negli ambienti che contano. Ecco che allora le quotazioni di Jesso Jr. incominciano a salire sino all'occasione della vita, la partecipazione al Pitchfork Music Festival di Parigi che lo consacrerà astro nascente del Tobias-Jesso-Jr-Paris-608x405cantautorato americano. Della produzione di Goon si occupa lo stesso Chet “JR” White, al quale si aggiungono Patrick Carney dei Black Keys, Ariel Rechtshaid e John Collins dei New Pornographers che puntano ad una resa sonora affidata solo all'intensità della voce e del piano di Tobias a cui si aggiunge la chitarra in un paio di brani e, sporadicamente, solo pochi altri strumenti. Tutte le canzoni suonano come un déjà vu permanente, attraversate da una derivazione artistica che viene gestita con una certa misura, senza trascendere (o quasi) nello stucchevole. Ci sono sprazzi della canzone d'autore di Randy Newman, del mood del primo Elton John, del pop cameristico di Paul McCartney, ectoplasmi Lennon-iani, spezie West Coast, in una mistura senza tempo che funge da antidoto alla modernità. Can't stop thinking you avrebbe MI0003833536potuto cantarla Elton John insieme al soul metropolitano di How could you babe; Without you gioca a ricalcare le armonie della lennoniana Imagine, il fingerpicking di The wait prende ispirazione dal McCartney del “White Album” e Can't we still be friends ricorda Hey Jude. La sintesi viene trovata in Hollywood, sorta di contraltare alla New State Of Mind di Billy Joel, in cui viene data voce al disincanto di una città matrigna da cui Tobias vuole fuggire, con un finale che si sfalda in una fanfara scombiccherata. Goon è un disco che pesca sapientemente in un tempo senza tempo, fermato in un fotogramma scattato in movimento. Ad un ventenne potrebbe forse cambiare la vita, ad un quarantenne forse solo rendere migliore la giornata.

 

Voto: 7/10
Giuseppe Rapisarda

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