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29 febbraio 2012 ,

William Fitzsimmons

GOLD IN THE SHADOW / THE WINTER FROM HER LIVING (LIVE FROM ACOUSTIC CAFE)

2011 - Nettwerk
[Uscita: 26/12/2011]

# Consigliato da DISTORSIONI

E' davvero sorprendente la recente esplosione in questi  ultimi decenni del fenomeno del lo-fi collegato all'indie folk, decine di nuovi menestrelli sulle orme delle leggende dei seventies, Nick Drake, John Martyn e Roy Harper su tutti e tanto per citare i più saccheggiati. Il livello complessivo di questi nuovi songwriters o storytellers è complessivamente buono va sottolineato, tra di loro mi preme ricordare Damien Rice e Elliott Smith, purtroppo scomparso,  tra i più noti, poi Bon Iver, Devendra Banhart, Sam Beam (Iron and Wine),  Alexi Murdoch e Sufjan Stevens, quest'ultimo davvero un grande, ma la lista sarebbe molto più lunga. William Fitzsimmons non è tra i più noti almeno da noi in Italia, peccato perché il suo delicato  stile compositivo, la sua voce sussurrata, ha molte similitudini e sapori del passato antico. Per lui parlano 5 convincenti dischi in studio, tutti o quasi di valore equivalente, quest'ultimo "Gold in the shadow" è uscito a marzo dello scorso anno ma ne parliamo solo adesso perché nel frattempo è uscita la solita corposa deluxe edition contenente nel secondo dischetto l'intero album, con l'eccezione di due brani, con scarne e malinconiche versioni per voce e chitarra registrate in presa diretta all'Acoustic  Cafè. 

 

William si presenta sulle due copertine del disco col look più in voga per questo tipo di musica, ovvero con barba stile Fidel Castro rivoluzionario, da sottolineare che lo stesso Sam Beam ed il nostro Mr Milk lo hanno scelto come tratto distintivo. Lo stile di Fitzsimmons, almeno localmente,  deve molto al magico Alexi Murdoch, altro sottovalutato songwriter dei giorni nostri: i toni non vengono mai alzati nell'intero lavoro, gli arrangiamenti sono ridotti all'osso, bella tra le altre Let you break, cantata a 2 voci con Leigh Nash, mentre la totalità delle altre tracks è di equivalente valore. Se dobbiamo fare un appunto a produzioni simili è che certi dischi possono apparire belli ad un primo impatto, mentre con l'andare del tempo viene voglia di passare a qualcos'altro, forse perché il tutto può risultare un tantino monotono e ripetivo, visto anche che William non ha certo un estensione vocale tanto marcata, e spesso sembra di ascoltare la stessa canzone a ripetizione. L'augurio che faccio al bravo barbuto é di trovare, alla maniera di uno dei suoi maestri ispiratori, il mai troppo compianto Nick Drake, una persona come Joe Boyd che rese magico un disco come “Bryter Later” (1970) e che sappia valorizzare al meglio le già ottime composizioni di Fitzsimmons.

 

La mia non è una bocciatura, il disco è valido in tutto e per tutto, se solo fosse l'esordio sarebbe ancora più sorprendente, venendo dopo altri quattro lavori paritetici: fa meno impressione, tutto lì; ben vengano personaggi simili, noi saremo sempre pronti ad accoglierli e valorizzarli. Rimarrebbe infine da parlare del bonus disc in aggiunta all' opera primaria, ma come detto si tratta di versioni ancora più scarne se vogliamo dei brani di "Gold in the shadow", niente di nuovo sotto il sole, verrebbe da dire superflue, se non fosse che il doppio cd non viene venduto ad un prezzo da rapina, anche se una volta di più chi lo ha comprato a marzo si sentirà preso per i fondelli, ma di questa discutibile usanza delle case discografiche un giorno vi farò un esauriente approfondimento, per ora that's all folks !

Ricardo Martillos
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