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5 gennaio 2018 ,

Stephan Grabowski

GÅ IKKE BLIDT IND I NATTEN

2017 - Gateway Music
[Uscita: 20/10/2017]

Danimarca

 

Ci siamo accostati a questo disco del musicista danese Stephan Grabowski perché l'artista è membro della band multietnica Rocqawali, il cui ultimo lavoro "Sufi Spirit" ci aveva convinto pienamente col suo originale tentativo di unire le ballate rock con il qawwali pakistano. Legittimi quindi la curiosità e l'interesse col quale ci siamo avvicinati a questo lavoro che pur presentandosi come un lavoro prettamente cantautorale, di quel cantautorato politico e militante del quale è stato maestro il primo Dylan, presenta comunque interessanti analogie col lavoro della band citata. Infatti Grabowski imbastisce i suoi arrangiamenti con numerosi elementi derivanti da culture musicali provenienti da quella che viene impropriamente indicata come world music, in particolare sono evidenti i richiami, e non potrebbe essere altrimenti, alla musica pakistana e indiana e a quella etiope, e infatti il disco è stato registrato proprio fra Etiopia e India e musicisti provenienti da quelle terre hanno partecipato alle registrazioni. Scelta questa che non è soltanto musicale, ma innanzitutto politica ed etica, come infatti lo stesso Grabowski scrive sul suo sito: «in un momento in cui la Danimarca si chiude sempre più in se stessa, questo album si apre al mondo con spirito accogliente, uno sguardo curioso e un suono vivo e caldo».

 

Musicalmente "Ga Ikke Blidt Ind I Natten", come detto, è un cantautorato folk che attraverso la musica getta uno sguardo sul mondo e sulle molte ingiustizie che lo governano, canzoni sono dedicate alla drammatica situazione dei palestinesi, al dilagare delle armi, allo strapotere della finanza e dei grandi monopoli, alla mancanza di beni essenziali come il cibo e l'acqua, alla situazione dei profughi e dei rifugiati. Diciamo subito che la voce di Stephan Grabovski non sarebbe in grado di reggere da sola tutto il disco, ma per fortuna la ricchezza degli arrangiamenti che coinvolgono numerosi musicisti e strumenti e l'idea di duettare con cantanti di diversa cultura musicale rende l'album decisamente interessante e apprezzabile. In particolare sono riuscitissimi Led Regnen Falde Snat in duetto con l'eccezionale cantante etiope Gizachew Teshome in una curiosa mescolanza di danese e amarico o Kun Vinden Brer Os Nu con il salmodiante canto qawwali di Ejaz Sher Ali, compagno di Grabowski nei Rocqawali, molto sincera e malinconica è Soster, mentre la title track è un evidente omaggio al Dylan di Masters of War che il suono degli archi profuma di Oriente. 

 

Voto: 7/10
Ignazio Gulotta

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