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23 marzo 2012 ,

White Hills

FRYING ON THIS ROCK

2012 - Thrill Jockey
[Uscita: 19/03/2012]

I White Hills sono l’ennesima rivelazione di casa Thrill Jockey, label che si è imposta all’attenzione con nomi e pubblicazioni tra i più interessanti dell’odierno panorama neo-psych e non solo. “Frying on this rock”, terzo loro album per l’etichetta di Chicago, si compone di cinque tracce piuttosto dilatate che vanno a coprire 45 minuti buoni di suono ipnotico, aggressivo e decisamente heavy - che deve parte del merito alla presenza in studio di Martin Bisi già al lavoro per Sonic Youth, Helmet, John Zorn – di derivazione psych e space-rock dei 70s, ma rielaborato in un surrogato chimico più sintetico che organico. Dave W e Ego Sensation, rispettivamente chitarra e basso, sono il nucleo operativo di questo progetto in cui il ruolo di batterista è vacante e sempre aperto a nuove collaborazioni. Per questa occasione ha risposto all’invito un certo Anthrony, nonché batterista di Julian Cope, che contribuisce alle sonorità dell’album anche con tanto di synth.

 

La struttura dei brani si alterna tra episodi più diretti e concisi, come quello che ha preannunciato l’uscita, Pads of Light, e altri più estesi, concepiti per adattarsi a divagazioni jam. E’ il caso di Robot stomp, mentre la vediamo trasformarsi in un gorgo sonoro, un buco nero che nel suo procedere circolare, incorpora materia in ogni sua forma, saziandosi dell’inevitabile fino all’implosione. Più fluida e lisergica è invece I wrote a thousand letters (Pulp on bone), diluita tra gli umori di Hawkwind e Pink Floyd. Song of everything, uno dei momenti più imprevedibili, vede il brano dividersi in due tempi in cui riescono a convivere epicità dark-metal e i Funkadelic più allucinati. You dream you see dalla cadenza possente tipicamente heavy-rock, è forse il brano che più rappresenta lo stampo caratteriale del gruppo nel suo esperimento di coniugare appunto, sonorità più marcate con una dimensione parallela eterea e visionaria. Come anche nel fragore della già citata Pads of light che, martellante e ripetitiva,  esplode come una superficie catarifrangente bombardata da flussi stroboscopici di luce e colori in saturazione. I White Hills hanno già innescato il punto di non-ritorno e voi potreste già essere dentro la sua portata.

 

Federico Porta

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