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16 novembre 2012 , ,

Clinic

FREE REIGN

2012 - Domino / Self
[Uscita: 12/11/2012]

Clinic FREE REIGN 2012 – Domino / Self  Settimo album in quindici anni per il quartetto di Ade Blackburn, prodotto da loro stessi e registrato nella natìa Liverpool, il disco è stato mixato da Daniel Lopatin (Oneohtrix Point Never). Dopo la svolta pop del precedente “Bubblegum” i Clinic tornano a quelle sonorità post punk, intrise di elettronica e caratterizzate da un atteggiamento bizzarro e provocatorio, famosi i loro numerosi mascheramenti. L’album si ascolta piacevolmente, scorre via in modo spigliato e perfino sbarazzino, il piede inizia a battere al ritmo delle canzoni, gli arrangiamenti con gli inserimenti dei fiati su chitarre distorte e tastiere e sintetizzatori che, secondo quello che è un po’ il marchio di fabbrica dei quattro, richiamano il sound dei Suicide, e la sezione ritmica monotona e ossessiva, notevoli alcune linee di basso, secondo la lezione kraut, appaiono riusciti; eppure il disco non convince del tutto, manca di forza, di originalità, un compitino ben eseguito, ma senza anima, quella schizofrenica follia, quella carica caustica e sarcastica che ha caratterizzato le loro opere migliori qui affiora di rado. Si ha l’impressione di trovarsi, per esempio ascoltando Seesaw o Cosmic Radiation, a un incrocio fra Kraftwerk e DAF arrivato però fuori tempo massimo o ai Devo che hanno perso la loro carica sovversiva, in altre parole la miscela fra kraut e post punk dei Clinic stavolta non sempre funziona.

 

 

Ma questa non è una bocciatura piena, “Free Reign” non è infatti assolutamente da buttare, ma dai quattro irrequieti giovanotti di Liverpool era lecito aspettarsi qualcosa di più. Nel disco ci sono dei momenti decisamente buoni, a dimostrazione che i Clinic quando vogliono ci sanno fare: l’iniziale Misty suona cupa e scura, la voce di Blackburn ha la drammaticità di Thom Yorke nel cantilenante canto che accompagna l’ossessivo ritmo e gli effetti elettronici da infernale sala spaziale; in For The Season, parentesi malinconica in cui la voce nasale di Blackburn sembra particolarmente ispirata, tastiere e sintetizzatori e gli interventi dei fiati conferiscono al brano atmosfere dilatate; in You veniamo spediti nello spazio e con il suo andamento circolare risulta ipnotica e intrigante; Sun And The Moon chiude un album fatto di alti e bassi, qui è il clarinetto a dominare il tutto e a creare coloriture inquiete.

Ignazio Gulotta

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