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18 gennaio 2012 ,

Alex Chilton

FREE AGAIN: THE ‘1970’ SESSIONS

2012 - Omnivore Records
[Uscita: 10/01/2012]

# CONSIGLIATO DA DISTORSIONI

 

Alex Chilton è stato uno di quei personaggi della storia del rock che pur avendo avuto una fortissima influenza su intere generazioni di musicisti, e godendo nell’ambiente musicale di un’enorme stima da parte di nomi importati (i REM su tutti), non è mai riuscito a raggiungere quella notorietà che ci si sarebbe aspettata per un autore di tale calibro. È un musicista che ha percorso molte strade, ha avuto molte band, ha sperimentato (e molto spesso “creato”) suoni e sonorità che sarebbero diventati fondamentali nella storia del rock’n’roll: prima i Box Tops, alla fine degli anni Sessanta, che ci hanno regalato tra l'altro quel gioiellino che è The Letter; poi, nei primi Settanta, i Big Star, che hanno insegnato al mondo che cos’è il power pop; infine la carriera solista e l’attività di produttore, che ha fatto sì che Alex incrociasse la propria strada con alcuni nomi davvero di rilievo, dai Cramps (di cui produsse le primissime incisioni) a Tav Falco, agli Yo La Tengo. La raccolta "Free Again: the '1970' sessions", uscita per Omnivore Record, raccoglie il materiale solista registrato da Alex Chilton nel periodo che va dallo scioglimento dei Box Tops (gruppo cui doveva molto, ma di cui non riuscì mai ad essere “leader”) alla formazione dei Big Star, per quello che sarebbe dovuto essere il suo primo disco solista, che all’epoca però non vide la luce per motivi meramente contrattuali. Queste registrazioni furono, infatti, un vero e proprio atto di ribellione da parte di Chilton nei confronti del management e dell’etichetta dei Box Tops, che gli impediva di registrare con la band le canzoni da lui composte. Sgattaiolato all’insaputa della casa discografica con cui era sotto contratto in uno studio di registrazione Chilton incise questi pezzi, che vista la loro condizione di registrazione “pirata” sarebbero stati recuperati e pubblicati per la prima volta solo in un album del 1996 intitolato “1970”.

 

Basta scorrere i primi versi della canzone Free Again (di cui esiste anche una stupenda cover dei Teenage Fanclub) per comprendere quale dovesse essere lo stato d’animo di Chilton e quali fossero le motivazioni che lo portarono a compiere quest’atto di insubordinazione nei confronti di chi gli impediva di esprimersi attraverso le proprie composizioni: “Well I'm free again, to do what I wanna do / Free again, to sing my song again / Free again, to air my longing, / And to be out on my own again”. Questa raccolta ampia il disco del 1996, aggiungendo materiale inedito, mix alternativi e demo al materiale in precedenza pubblicato, per un totale di venti pezzi, di cui sei inediti, che fotografano un particolare momento nella carriera dell’artista, il passaggio dall’esperienza soul e beat della prima band a quello che poi sarebbe diventato il classico suono powerpop dei Big Star. La dolcezza dei suoni e le ascendenze soul tipiche dei Box Tops convivono in questo disco con la rudezza del blues e del rock’n’roll che caratterizzerà molta della produzione successiva di Chilton. Davvero notevole, in quest’ottica, una cover di Jumpin’ Jack Flash degli Stones che anticipa quasi di un decennio certe scelte sonore che il musicista metterà in atto nel suo periodo post-Big Star (si sente già l’eco futura del rock’n’roll destrutturato di quel capolavoro che sarà Bangkok). Quello che emerge dall’ascolto complessivo del disco, comunque, al di là dei generi e delle scelte stilistiche, è una consapevolezza autoriale che il giovanissimo Chilton dimostra già di avere, registrando “di nascosto” quello che – se fosse uscito all’epoca – sarebbe forse diventato il primo vero capolavoro dell’artista.

 

 

 

 

 


Luca Verrelli
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