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17 febbraio 2015

Damon & Naomi

FORTUNE

2015 - 20/20/20
[Uscita: 17/02/2015]

USA

 

damoncoverDamon (Krukowsky) e Naomi (Yang) formarono negli anni ’80 i Galaxie 500, band influenzata dai Velvet Underground e dalla prima neopsichedelia, insieme al chitarrista Dean Wareham. Passarono sostanzialmente inosservati, il mercato e le tv imponevano musica ben più aggressiva, eppure influenzarono a loro volta molte band formatesi successivamente.  Dopo soli tre album il gruppo si sciolse e i due si diedero alla carriera solista (mentre Wareham formava un’altra band valida e misconosciuta, i Luna), spesso collaborando coi giapponesi Ghost. Questo disco, il quarto inciso per la propria etichetta 20/20/20, è più che piacevole, però lascia un senso di insoddisfazione. Le canzoni spesso rimangono poco più che abbozzate, il finale improvvisato, o tagliato troppo presto. Alcuni brani sono strumentali piuttosto semplici, poche note di piano e chitarra. Ciò non toglie che “Fortune” abbia il suo fascino. Possiamo divertirci a cercare cosa hanno preso da loro le band successive: il cantato indolente di di Josh Haden degli Spain ricorda quello di Damon; i passaggi a due voci hanno sicuramente influenzato i Low. I ritmi sono lenti, la batteria spesso fa più coloratura che battito, le chitarre sempre acustiche mentre il piano è elettrico. Il tono generale è quello di un’allegra malinconia, che nel mondo indie rock è spesso cifra dominante.

 

Già The seeker, la canzone che apre l’album, mostra chiaramente quale sarà la via che seguiremo: voce suadente, incisa molto alta, controcanto femminile, pochi tocchi di piano e la chitarra acustica che costruisce la gran parte dell’architettura sonora. Bella canzone, peccato però che il finale sembri buttato lì, come se si musicisti si fossero stufati. Così i damonnaomibrani successivi: Amnesia, per esempio, sarebbe un brano altrettanto riuscito, ma dà l’impressione di un abbozzo, come se i musicisti avessero registrato le prove e non consegnato il disco finito. Possibile che sia una scelta voluta, una volontà di distinguersi dalla massa rifiutando l’iperpatinata produzione della musica commerciale. Belle anche le canzoni in cui è la voce di Naomi a salire al proscenio, come nel valzer It’s over. Non un capolavoro quindi, ma comunque un disco sincero che merita un ascolto, oltretutto è piuttosto breve. Nella pletora di uscite che travolgono ormai quotidianamente l’appassionato di musica (anche il più esigente), si sarebbe tentati di relegare Damon and Naomi al ruolo di “minori”. Ma se pensiamo quante band hanno ripreso questo stile, queste sonorità, è chiaro che i minori sono altri. 

Voto: 6.5/10
Alfredo Sgarlato

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