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30 giugno 2016 ,

World Service Project

FOR KING & COUNTRY

2016 - RareNoise Records
[Uscita: 29/04/2016]

Inghilterra   #consigliatodadistorsioni   

 

WSP coverPrendete un sax indiavolato, un trombone singhiozzante, un basso elettrico che fa anche le veci di chitarra, una batteria scalpitante e tastiere varie che coordinano il tutto, aggiungete qualche astruso intervento vocale, l’influenza di Frank Zappa, un pizzico di math rock e di psichedelica e agitate gli ingredienti nello shaker del free jazz più sfrenato ed ecco pronto il cocktail. Il cocktail si chiama World Service Project e nella fattispecie For King & Country il terzo album del quintetto britannico  diretto dal tastierista Dave Morecroft dopo “Relentless” del 2010 e “Fire In A Petshop” del 2013. Naturalmente, come ormai ci ha piacevolmente abituato RareNoise Records, trattasi di grande musica ad alto tasso creativo a cominciare dal free jazz anarco/rumorista di Flick The Beanstalk che apre l’album, passando poi per le geometrie spigolose di stampo math rock che si dividono il campo con gli accenti musical di Go Down Ho’Ses, la zappiana e orchestrale Fuming Duck, e a seguire il trasversale klezmer balcanico di Son Of Haugesund

 

Alcuni brani più lenti e contemplativi sono invece la più tradizionale (fino a un certo punto) Murano Faro, Chamonix guidata da un basso boogie trotterellante e la liquida e funerea Requiem For A Worm che chiude un album che sfiora l’eccellenza.

Non si pensi però al caos assoluto; come direbbe Shakespeare: “in questa follia c’è un metodo”. Sotto la patina dell’anarchia e del catastrofismo strumentale quasi ogni brano ha WSP fotouna sua melodia orecchiabile e nonostante la ridotta formazione a cinque i “pieni” orchestrali sono muscolari e possiedono un’energia travolgente. Un senso di umorismo musicale (Zappa docet) riveste più di un brano (Mr. Giggles su tutti) e forse il fatto che il quintetto sia inglese rimanda in alcune sonorità e in più di un wsp_horizontalbrano ai gruppi più oltranzisti della scuola di Canterbury (Henry Cow e derivati vari). Jazz progressivo, dunque, della miglior specie e per palati forti, genialmente delirante e da non ascoltare a volume troppo alto perché se nei brani tranquilli ancora ci può stare, in quelli più agitati c’è il rischio che il vostro vicino chiami l’esorcista.

 

Voto: 8/10
Maurizio Pupi Bracali

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