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25 settembre 2016 ,

Marillion

FEAR

2016 - EarMusic
[Uscita: 23/09/2016]
Inghilterra  #consigliatodadistorsioni 
    

marillion CoverE' solo un angoscioso presentimento per ciò che potrebbe essere o la tangibile consapevolezza che tutto stia già accadendo? Catastrofi umanitarie, ambientali, politiche, finanziarie. Il buio dei nostri tempi che avanza tra cattivi presagi e paura. Fear, per dirlo all'inglese, o ancor meglio F.E.A.R., bizzarro acronimo che sintetizza la filosofia del raggirare il prossimo e fuggire in nome di quel motto egoistico che ci porta a pensare solo ed esclusivamente alla pelle propria. Fuck everyone and run, appunto. Sono pensieri cupi ed uggiosi quelli che animano le trame narrative del diciottesimo capitolo discografico rilasciato dai Marillion, icona eighty del new prog d'oltremanica.

Il nucleo originario della band composto da Steve Rothery (chitarra), Pete Trewavas (basso), Mark Kelly (tastiere) e Ian Mosley (batteria) si conferma quanto mai saldo intorno al carismatico vocalist Steve Hogarth, subentrato al leader storico Fish nel lontano 1989, proseguendo imperterrito all'interno di un progetto artistico che, dopo aver attraversato i fasti degli ottanta con album di successo come “Fugazi” e “Misplaced childhood”, è riuscito a galleggiare nel contraddittorio panorama rock di inizio millennio senza scendere a compromessi di mercato, dispensando lavori di qualità (“Brave”, “Afraid of sunlight” e “Marbles” ne sono esempi significativi), ed affinando il primordiale orientamento prog  verso alternativi lidi sperimentali.

 

Prodotto da Mike Hunter F.E.A.R.” snoda la sua track-list alternando tre lunghe suite con altrettanti brani dalla durata più contenuta. I cinque movimenti del brano di apertura  El Dorado raccontano del dolore delle guerre; un quarto d'ora costellato di saliscendi emozionali disegnati da recitazioni tormentate, soli della sei corde di Rothery ed eleganti intermezzi di tastiere.

Marillion (1)Un mood conosciuto e gradito, l'inconfondibile trademark delle produzioni migliori della band che inevitabilmente si ripete nelle successive long-version The leavers, errante istantanea sulla vita degli artisti, e The new kings, episodio designato a fare da anteprima promozionale all'album incentrato sulle nuove schiavitù partorite dalla occulta macchina moderna del potere. Incastonate tra le suite scorrono Living in fear, passaggio di ispirazione più leggera, e la suggestiva White paper, amara considerazione sul tempo che passa garbatamente appuntata sugli attutiti rintocchi di Kelly; il breve e sofferto monologo di Hogarth Tomorrow's new country segna l'epilogo.

Marillion (2)Alle soglie del quarantesimo anniversario di onorata carriera la band di Aylesbury dimostra di possedere ancora creatività da vendere e gran voglia di fare musica. H e soci dispensano lampi di rinnovato estro pur attingendo elementi tipici dal modus operandi a loro più congeniale, quel cocktail di crepuscolari sonorità post-rock mischiato ad essenziali contenuti lirici di stampo prettamente prog. Un concept di buona fattura, tra i migliori del periodo post giullare piangente. L'attesa non è andata delusa; lunga vita ai Marillion. 

 

Voto: 8/10
Alessandro Freschi

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