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10 gennaio 2012 ,

Syncoop

FATE COME SE NON CI FOSSI

2012 - Autoproduzione/distr. Wondermark
[Uscita: 13/01/2012]

Buon 2012 a tutti. Comincio l'anno con un disco italiano, che mi ha solleticato con la promessa di utilizzare tempi sincopati, da cui addirittura il gruppo mutua il nome. I Syncoop sono in giro dal 2007, hanno già all'attivo un disco, ma all'epoca la formazione era diversa e il cantato in inglese. Il loro percorso evolutivo li ha portati a stabilizzarsi nell'attuale forma di quartetto e ad esperienze in terra spagnola, fino a condurli nuovamente in sala di registrazione per dare alle stampe questo “Fate Come Se Non Ci Fossi”, che, a dispetto del titolo, cattura piuttosto efficacemente l'attenzione dell'ascoltatore. Tanto per capirci, siamo in un ambito, diciamo così, di “metal evoluto”, quello che strizza un po' l'occhio al progressive, se non altro, come promesso, per una certa complicazione compositiva e ritmica.  I maniaci delle categorie metalliche probabilmente lo etichetterebbero come “crossover”. Le danze sono condotte dal chitarrone distorto di Stefano Stevan e dalla sezione ritmica composta dalla batteria di Pietro Bigatello, precisa e in palla, a proprio agio con le costruzioni poliritmiche e dal possente basso di Nicola Rosson. La voce di Mattia Falcier oscilla tra l'urlo rauco alla Gallows e toni più piani, ma sempre incisivi, nel declamare i testi in italiano che sono una delle novità di questo nuovo lavoro.

Il disco parte con un Intro in crescendo che prepara Rendendo Grazie Alla Farmacia, pezzo paradigmatico di quanto ci aspetta, con Mattia che ci ammonisce urlando a squarciagola “eccoci qua!”, tra il fragore della banda a tutto gas. Bello. Amigo, del quale è stato prodotto il video, qui linkato, di lancio del disco, continua sulla stessa, positiva, falsariga del pezzo precedente, il seguente Audrey, notevole, è giocato su accordi aperti e un crescendo caotico finale con acconcio utilizzo della doppia cassa.  Si prosegue con Mi Odio, un pezzo un po' più articolato dei precedenti, e con Tempo A Se, anch'essa con un andamento ondulatorio. Arriva poi Terre Umide, un episodio “midtempo”, che si conclude in crescendo, seguito dai due pezzi più lunghi dell'intero album, Il Tuo Ruolo e Ignoti Volti Di Gesso. Come ci si può aspettare, sono i due episodi più impegnativi, in cui l'ispirazione progressive ha il sopravvento. Il gruppo è a proprio agio anche in questa veste, ma, personalmente, li preferisco nella dimensione più “rumorosa”. Questione di gusti, ovviamente. Il disco si conclude con Bornandreborn..., l'unico pezzo cantato in inglese del disco, che risale al 2009 ed era uscito come singolo all'epoca. In definitiva, un'uscita positiva. 'Sti ragazzi, visti in foto, sembrano davvero giovani: meritano un ascolto e un complimento.

 


Luca Sanna

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