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7 luglio 2013 ,

Wolf People

FAIN

2013 - Jagjaguwar
[Uscita: 30/04/2013]

Wolf People – FAIN 2013 – Jagjaguwar# CONSIGLIATO DA DISTORSIONI

 

Si potrebbe disquisire a lungo sulla tendenza di molti giovani musicisti a guardare al passato, agli anni magici del rock, diciamo 1966-1973, e farne il cardine centrale della loro ispirazione; è questo un sintomo di un inaridimento del rock che non riesce a trovare nuove forme espressive e stilistiche che durino più di un lustro o è un salutare riannodare i fili di un discorso che nel corso dei decenni aveva dovuto subire gli assalti di movimenti diversi come il punk, la dance, il synth-pop? Comunque la si pensi è un dato di fatto che alcuni fra i migliori album ascoltati in questi ultimi anni abbiano un delizioso ed intrigante gusto retro, Jonathan Wilson, Ian Skelly, The Screaming Trees, Follakzoyd, Goat, e adesso possiamo aggiungere questo “Fain”. Il disco dei londinesi, registrato come il precedente in un isolato casolare dello Yorkshire mentre fuori le piogge atlantiche non davano tregua, suona fresco, scintillante, ricco di inventiva, mai scontato. Pur rifacendosi in modo evidente a modelli del passato la loro musica non è un collage disarticolato e confuso, un gioco futile di citazionismo discografico - i Wolf People non hanno l’aria saputella e furbetta dei californiani Foxygen né la propensione pop mainstream dei Mumford & Sons - ma assume una coerenza e una compattezza che fanno del loro disco uno degli ascolti migliori di questa prima metà anno, frutto di una passione e di un amore vivo per il passato rock.

 

Fonte primaria di ispirazione della band è il folk inglese psichedelico, Fairport Convention, Trees, richiamati moltissimo dalle melodie e dal canto di Jack Sharp e dall’uso dei cori, ma la particolarità della band è nell’uso delle due chitarre elettriche che rendono il suono teso e vibrante, e qui possiamo fare riferimento a gruppi diversi, da Edgar Broughton Band ai Cream o ai Mott the Hoople, ma il legame più interessante è quello con l’oscura band progressive psichedelica dei Dark. Casualmente dovendo recensire la ristampa del loro disco ho ripetutamente  ascoltato quasi in contemporanea i due dischi, e l’influenza nel suono delle chitarre della band di “Round The Edges” è evidente, soprattutto nella capacità di disegnare melodie e riff acidi e immaginifici. Otto le tracce che compongono “Fain”. Si inizia con la malinconica psichedelia di Empty Vessels con un eccellente intrigo delle due chitarre; All Returns ha un fascinoso e irresistibile riff chitarristico; hanno il sapore dolce inconfondibile delle ballate folk tradizionali inglesi Hesperus, Athol e When The Is Dead In The Grate; qui le chitarre assumono sonorità west coast; mentre la conclusiva NRR è un eccellente brano rock blues con deviazioni verso l’hard rock: dopo le atmosfere malinconiche evocate dagli altri brani ci lascia con il bel sole scintillante di un rock come dio comanda.

Voto: 8/10
Ignazio Gulotta

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