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2 febbraio 2017 ,

Exploding Eyes

EXPLODING EYES

2016 - Big Neck-Mistreated
[Uscita: 14 /12/2016]

Irlanda  #consigliatodadistorsioni

 

C’è poco da dire, se non che è davvero sorprendente come un formato ormai liso quale il vecchio “power-trio” riesca ancora a tirare fuori piacevoli sorprese all’orizzonte. Dalla linea evolutiva che tracciate se unite i puntini dai Cream ai Pink Fairies, fino ai Motorhead (vedi un po’ l’attacco di We Need Love...), ecco che appariranno questi tre simpatici barbuti sbruffoni di Dublino. Camuffati dietro una copertina “horror lisergica” che ti aspetteresti da Earthless o Black Rainbow, si insinuano in quel sottile spazio che sta tra i B.R.M.C., i Radio Moscow e gli ottimi recenti Shrine, con tutte le loro derive spaziali. E mettiamoci pure antesignani concittadini quali i Thin Lizzy di “Vagabonds of the Western World” o la eco dell’effimero surf revival dei Barracudas.

 

Robert Brady basso, voce e theremin, Al Dodd chitarra e voce e Brian Gallagher, batteria, si portano dietro, bontà loro, una buona dose di sano ed ironico incazzo-verso-il-prossimo che è il propulsore di tanto ottimo rock. Fear docet. Diretto, come vuole la tradizione; divertente, ma affatto privo di una morbida e formosa linea melodica, che attraversa i numerosi passaggi psicoattivi che resuscitano i trip dei primi Stray, galoppate intrise di visioni celesti quanto di sfuriate tutte terrene. Ben suonato, sapientemente prodotto in un’analogica confezione vintage: non può essere diverso, per un gruppo che cita ad esempio gente come Andromeda e Blues Creation (mitica cricca di samurai heavy blues).

 

Esordio già maturo, come dimostrano I Panic, il pezzo rabbioso che giustamente segue il languore da osservatore delle stelle della ballad Levitate; o Play Dead che innesta i Gun Club del primo album su un coro da college rock per cui i Sum 41 ammazzerebbero; ed infine Hello Mr. Jesus, che davvero ruba il riff della Girl Is On My Mind dei primi Black Keys di “Rubber Factory”. I ragazzi ascoltano buona musica, non c’è che dire… exploding-bandTanto che le canzoni hanno il pregio di non appiattirsi mai su un unico monotono riff come accade per i tantissimi neo-epigoni sabbathiani sparsi tra la Francia degli Akasava e l’Ucraina degli Stoned Jesus, ma sanno strutturarsi in maniera articolata, combinando strofa, ritornello e ponte con scafata maestria, tanto da puzzare quasi di prog per teppisti nascosti dietro al crust punk ipertecnico dei Mutoid Man di “Bleeder”. Restate comodi, comunque: non cambieranno le sorti del Rock. Ma sanno bene come farvi scuotere il culo per una mezzoretta. Cheers! 

 

Voto: 7,5/10
Giovanni Capponcelli

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