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11 ottobre 2013

John Foxx, Jori Hulkkonen

EUROPEAN SPLENDOUR EP

2013 - Sugarcane Recordings
[Uscita: 19/08/2013]

European Splendour CD# CONSIGLIATO DA DISTORSIONI

 

John Foxx, tanto si è detto e scritto di quest’uomo il cui soma, in realtà,  sembra quello di un gatto. O di un alieno, che poi è la stessa cosa. Titolare di una carriera longeva contrassegnata dall’essere più artista che personaggio, fondatore e vocalist dei primi Ultravox (1977/1978, tra post-punk e ante-wave), solista dai tratti identificativi di un’ intera scena di gusto mitteleuropeo (“Metamatic”, 1980, paradigma di  fascinoso synth-pop cibernetico, “The Garden”, 1981, vertice di romanticismo refrattario a coeve paccottiglie new romantic), John Foxx vive in questi ultimi anni un autentico rinascimento creativo: nessuna condiscendenza nostalgica, dedicato com’è al rinnovo di suoni che sono patrimonio acquisito  di chi attinge al songwriting elettronico. Foxx è oggi un classico  e lo specifico musicale di cui è portatore si conferma autentico must. Cosa dire altrimenti di gingilli a firma John Foxx and The Maths quali “Interplay”, “The Shape of Things” (2011), o “Evidence” (2012), sempre in collaborazione con quell’ illuminato analogico (nel senso di tastiere) di Ben “Benge” Edwards. Tanto che ora torna con un estemporaneo EP, “European Splendour”,  raccolta di brani (n. 7 per 41 min.)  la cui sequenziale rotation rende merito al nostro desiderio di stordimento retrofuturista.

 

E’ col brano iniziale Evangeline, cardine dell’intera opera,  realizzata insieme al produttore musicista finlandese Jori Hulkkonen, che Foxx propugna il proprio disegno sintetico-romantico, vivificando antiche suggestioni ed estetiche alle quali resta impossibile sottrarsi qualora mantenessimo lo spettro di un giardino decadente, oltraggiato da rampicanti corrosivi di statue un tempo intonse, decrepiti colonnati neoclassici, ed il rimpianto di un amore indimenticato, il cui volto si corrompe d’erba. Evangeline è invocata ed evocata, ed è il lascito che Foxx demanda alla sensibilità dei nostri ritorni immaginari, un fiore spento,john foxx un desiderio dolciastro diventato sedimento dell’animo. Com’è sempre Evangeline, brano che il nostro affida ai remix finali di David Lynch, rinomato cineasta musicista,  a concludere l’EP nei termini di una marcia ora cantata ora solo strumentale fatta di  ritmiche marziali e tastiere che paiono altipiani di suono, il memorandum del proprio sentire senza tempo. Nel mezzo dell’EP, gli sviluppi di tracce che avviluppano di malinconico euritmico abbandono (Stictly); di solenne monumentalità demodé (Something Is Coming The Avenues); di grandeur vocale e  splendori ambient autenticamente memorabili (Can’t See You Anymore). Un’opera di raccordo, per John Foxx. Pieno di fervore immaginativo  e che sappiamo pronto ad imminenti nuove produzioni. Seguiamolo insieme.

 

Voto: 7.5/10
Marco Prina

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