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28 settembre 2017 ,

Dälek

ENDANGERED PHILOSOPHIES

2017 - Ipecac
[Uscita: 1/09/2017]

Stati Uniti

 

Trascorsi cinque anni dalla dipartita di Oktopus, MC Dälek (Will Brooks) è ritornato sulla scene con “Asphalt for Eden” (2016) e con una nuova formazione, che vede la presenza di Dj rEk e Mike Manteca. L’ultimo “Endangered Philosophies” (2017) continua a macinare un hip hop industrial, nonostante il terrorismo sonoro di “Absence” (2005) appaia ormai un ricordo del passato. La band newyorkese aveva esordito nel 1998 con un progetto che mescolava insieme l’hip hop, l’industrial ed il noise in un miscela ipnotica e rabbiosa. Sebbene la carica sperimentale di “Endangered Philosophies” non regga il confronto con quella dei primi album (“Negro Necro Nekros” - 1998 e “From Filthy Tongue of Gods and Griots” - 2002), Dälek riesce sempre a mantenere alto il livello della denuncia politica, contro le storture sull’immigrazione, gli abusi della polizia, le ingiustizie e le iniquità sociali.

 

L’avvio ruvido ed aggressivo di Echoes Of...  avvisa che la rabbia non si è ancora placata. «We the, Echoes of Martin, of Malcolm Of Evers Of Hampton, Of Seale. Trust, we'll never Kneel!» urla Will Brooks mentre cita Martin Luther King, Malcolm X, Medgar Evers, Fred Hampton e Bobby Seale. Le sonorità si fanno più rarefatte in Weapons, mentre la splendida Few Understand conquista con un groove più accattivante e pacato. Non poteva mancare un riferimento alla situazione politica americana e alla crescita costante di ingiustizie sociali e discriminazione. The Son of Immigrants descrive infatti la rabbia e il rancore di chi si sente escluso pur essendo nato, cresciuto ed educato negli Stati Uniti («I’m your worst nightmare, educated and born HERE»). Di fronte a questa deriva repressiva, Dälek ritiene indispensabile opporre una resistenza che superi i dubbi e la ragione, che vada oltre la follia (Beyond the Madness). Non può esserci cambiamento senza sacrificio, non è possibile cambiare il potere senza demolirlo dalle fondamenta (Sacrifice). Verso il finale, l’hip hop di Nothing Stays Permanent si carica di riverberi industriali, mentre A Collective Cancelled Thought si sviluppa come un ambient dark-noise particolarmente fangoso. Le forme aggressive lasciano spazio a sonorità più riflessive ed interiori in Battlecries, mentre la conclusiva Numb lascia aperta una prospettiva di ottimismo e speranza, di una rivoluzione interiore che possa cambiare gli individui e il futuro.

Voto: 7/10
Felice Marotta

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