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2 settembre 2012 , ,

Silver Jews

EARLY TIMES

2012 - Drag City
[Uscita: 19/06/2012]

silver jewsI Silver Jews sono uno di quei gruppi che la miopia perversa delle dinamiche mainstream ha sempre relegato allo status di band ombra, di cibo stantio e malcotto per tediosi cultori del genere indie. L’avere avuto Stephen Malkmus e Bob Nastanovich come membri originari ha fornito alla band un destino fatto di glorie di seconda mano e riflettori difettosi che l’hanno illuminata frettolosamente come band succedanea del leader dei Pavement. Niente di più falso. I Silver Jews sono stati infatti, e da sempre, la creatura e il veicolo espressivo di David Berman (che ha sempre tentato di renderlo palese, anche camuffando sotto pseudonimi le identità dei due compagni di viaggio), poeta e scrittore, fumettista, artista schivo e incasinato a vita (nel 2003 ha anche tentato il suicidio ingerendo un mix di alcohol, crack, cocaina e Xanax, NdR) che diede vita ai Silver Jews nel lontano 1989 in compagnia degli amici di sempre Stephen Malkmus e Bob Nastanovich.

 

Il caso volle che giusto un anno più tardi Malkmus si defilò per fondare i Pavement, cogliendo il successo commerciale con l’LP “Slanted and Enchanted” (disco che prende il nome da un fumetto di Berman, NdR) e deviando così le sorti dei Jews. Che, comunque, proseguirono la carriera lungo tutti gli anni ’90 e gli anni zero pubblicando almeno due gioielli, quegli “Starlite Walker” (1994) e “American Water” (1998) – entrambi frutto della riunione dei membri originari – che seppero mischiare con sapienza e maestria l’indolenza di Lou Reed, la classicità rock di Neil Young, la dolcezza pop lo-fi dei Guided By Voices e l’energia dei Dream Syndicate. Un mix estremamente appassionante che consiglio come antipasto a chiunque sia ancora a digiuno della band di Berman. Questo “Early Times”, uscito a tre anni dall’annunciato addio alla musica da parte di Berman, non è altro che quello che il titolo promette, una collezione di pezzi tratti dalla prima produzione artistica dei Silver Jews, pubblicati ai tempi su cassetta, 7” o EP. E quando parlo di “collezione di pezzi” è da intendersi in senso letterale.

 

Già perché più che un testamento artistico, “Early Times” è un’accozzaglia di rimasugli e pezzi di canzoni abbandonati per anni in qualche cassetto di casa Berman e tirati fuori per l’occasione (di quale occasione si tratti non ci è dato sapere). La caratteristica che accomuna i brani di “Early Times”, tanto per essere chiari, è la bassa fedeltà, nelle forme più estreme che possiate immaginare. Canada e SVM F.T. Troops suonano come delle tracce scartate dalle sessioni di “White Light, White Heat”, Secret Knowledge of Backroads è una bella ballata soffocata dall’incuria sonora (già apparsa peraltro, in una versione migliore, nella deluxe edition di “Slanted and Enchanted” dei Pavement) e I Love The Rights l’abbozzo di quello che avrebbe potuto essere un ottimo assalto post-punk all’arma bianca. Ed è quanto di meglio possiate ricavare da questo disco. Il resto è costituito da bozzetti di canzoni (The Unchained Melody, Jackson Nightz, You Can’t Trust It To Remain), noiosi schizzetti lo-fi (The War In Apartment 1812) e ballate stanche e senza tono (West S). Forse sarebbe stato meglio, in memoria di passate glorie, lasciare questo materiale nel cassetto a prendere ancora un po’ di quella polvere che il tempo inesorabilmente (e giustamente) deposita, e lasciarci assaporare il gusto della bellezza dei tempi andati.

Leonardo ‘Kaosleo’ Annulli

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