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5 dicembre 2017 , ,

Meridian Brothers

DONDE ESTAS MARIA?

2017 - Sundway Records
[Uscita: 8/09/2017]

Colombia     #consigliatodadistorsioni

 

Un disco travolgente, emozionante questo ultimo prodotto dalla band colombiana Meridian Brothers, anche se a dire il vero dietro questo nome si cela un solo uomo, il produttore e abile sperimentatore di Bogotà, Eblis Alvarez; è lui che fa tutto in studio con chitarra, synth e, utilizzato fino a ora molto raramente, il violoncello, e sempre lui scrive, canta e produce, mentre è solo nelle folgoranti esibizioni dal vivo che Alvarez ricorre ad altri musicisti. Nella sua quasi ventennale carriera e nei quattro dischi pubblicati (le prime produzioni uscite solo su cassetta hanno circolato solo nel circuito underground colombiano) sotto il nome Meridian Brothers, Alvarez ha cercato di esplorare le connessioni fra la musica tradizionale della sua terra e del continente latino-americano con l'elettronica e quanto si muove nella musica contemporanea. Alvarez rilegge la cumbia, il tropicalismo, i ritmi antillani, la salsa, il merengue, il latin jazz, la bossa nova, la canzone andina con una sensibilità influenzata dal rock psichedelico latino e dalla scena elettronica, e con un modo molto particolare di trattare la melodia, frammentandola, rendondola fragile in una direzione che lo accomuna a gruppi come la Beta Band o i Grandaddy.

 

Il packaging e il video della title track così kitsch, così giocati sul più trito immaginario religioso e superstizioso latino-americano, suggeriscono come il Nostro ami giocare con questo immaginario, con gli stereotipi per stravolgerli e inglobarli nella sua personale visione della musica. Alvarez manifesta un senso del ritmo davvero sorprendente e originale, vero che le sue musiche traggono linfa dalla tradizione latina che si fonda proprio sul ritmo e la ballabilità, ma lui ne muta il senso, lo fa proprio e ce lo restituisce in una chiave che potremmo definire astratta, perfino patafisica per quel senso dell'assurdo e dello stravolgimento ironico che produce, anche grazie all'uso di strumenti non usuali nella tradizione e soprattutto per il modo non ortodosso con cui li suona e li tratta, tanto da renderli difficilmente riconoscibili. Ed è il violoncello a emergere, vivo, vibrante, sincopato e nervoso, è davvero l'arma in più di “Donde estas Maria?”, lo si ascolti nella sensualità estenuata e avvolgente della title track o nella psichdelia ipnotica di Cumbia Eres Cumbia, come dei Kraftwerk precipitati in un sabba tropicale. E c'è poi la voce di Alvarez, alterata, processata, stravolta, onirica, ipnotica, cantilenante come nello stile di gruppi anni '70 come i messicani Toncho Pilatos o gli argentini Almendra e con un sostrato di malinconia brasilera. Obiettivo dichiarato di Alvarez è quello di rendere la musica colombiana meno dipendente da quella del Nord del mondo, e per far questo parte dalle tradizioni musicali per cercare un'identità culturale e musicale colombiana, a giudicare da questo splendido ultimo lavoro, l'obiettivo è stato raggiunto.

Voto: 8,5/10
Ignazio Gulotta

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Sundway Records      


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