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2 marzo 2015 ,

Missincat

WIREWALKER

2015 - Revolver-Audioglobe
[Uscita: 27/02/2015]

#consigliatodadistorsioni    

 

missincatAvevamo lasciato quattro anni fa Missincat che vagava per le strade di Berlino con quel fare scanzonato e al tempo stesso triste che si farà cinismo ma che ancora si bea in una speciale innocenza che abbiamo letto solo negli occhi di alcuni smarriti studenti post Erasmus. A questa innocenza un po’ stucchevole che trova albergo in ogni parola del racconto dell’ultimo conoscente di ritorno nella prima decade degli anni 00 da Berlino; a questa espressione di stupore sempre singolare e sempre già sentita, Missincat aveva dato il nome di “Wow”. Wow non era, non è, solo il titolo di un album ma forse la forma più adeguata allo stupore naif che in quegli anni rappresentava una cifra esistenziale e che Missincat riusciva a cogliere in cifra stilistica. Ora con questo nuovo lavoro, “Wirewalker”, Missincat sembra volersi scrollare di dosso quella leggerezza appesantita dagli anni e darsi un tono artistico all’altezza dei tempi. Ne esce così un album grezzo e graffiato, una istantanea scattata da Caterina Barbieri, in arte Missincat, dell’incontro tra Isobel Campbell e PJ Harvey su Karl Marx Strasse. Una istantanea in bianco e nero, invecchiata precocemente sotto i colpi della nostalgia, un ricordo del presente di cui TenLines -  in apertura - porta le stigmate sin dai primi colpi di parola (…one line for the one that we left behind/one line for the time we cared), il tutto incastonato in una marcia scandita da un pianoforte fanfarone per voci sovraincise. L’uso straniante del pianoforte e la sovraincisione ossessiva sembrano d’altra parte essere la firma dell’autrice e il tratto distintivo dei presentissimi produttori Intelmann e Saal sull’intero percorso sonoro proposto da Wirewalker. 

 

Tuttavia siamo senza dubbio dalle parti del pop, per quanto elegante, come All I NeededPirate e Don’t let her - con ostentazione - ci ricordano ogni 4/4. L’attitudine ricorda molto da vicino i Noisettes dei momenti migliori i quali, però, come è noto, impacchettano imissincat loro doni artistici in una raffinatezza monocorde e in una decadenza pop forse troppo squisita. Wirewalker a questo punto rischierebbe di cozzare pesantemente verso se stesso ed essere ricacciato nel mare ondoso dell’inutile altrimenti definito come “carino” presso i meno dotti; ma succede qualcosa. A questo evento Missincat ha dato il nome di Bitter, di gran lunga il punto più alto dell’album e forse missincat 2015dell’intera produzione dell’artista. Bitter è una piccola spirale barocca che rapisce l’ascoltatore a forza di lusinghe vocali, ancheggiamenti per organo elettrico e una morbidezza compositiva notevole. Tutto il resto, tra cui occorre segnalare l’ottima title-track a chiudere l’ascolto, è solo vicinanza o lontananza da questo punto focale. Come la stessa Missincat è pronta ad affermare, la scrittura e di conseguenza l’ascolto dell’album presenta qualche difficoltà dovuta alla effettiva ricerca di nuove sonorità e modalità espressive che l’artista non sempre riesce a governare pienamente. Tuttavia Wirewalker è una traccia di grandi potenzialità in parte ancora avvolte nella nebbia della maniera, ma che indica in modo determinato la stretta via che porta dalla sperimentazione all’innovazione, dai tentativi alla scoperta. 

Voto: 7/10
Luca Gori

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