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URO

CABBA!

2018 - Autoproduzione
[Uscita: 08/03/2018]

Uro_cabba_CoverCi fu un’epoca in cui LP con due lunghe tracce, rigorosamente tra i 17 e 22 minuti una per lato, erano quasi una regola non scritta del rock più esplorativo. Allo stesso modo ci fu un’epoca in cui animali curiosi come il tilacino e l’alca ancora non erano estinti. Proprio evocando i nomi di queste razze antiche, nei titoli e nel moniker stesso, si agita il fantasma dell'estinzione di un rock sperimentale e multiforme, prodotto della curiosità e della fantasia più che di un genere codificato. Questo il racconto non scritto che sta nascosto in filigrana in "Cabba!", terzo album degli Uro, giovane trio di Lecce. Ma piuttosto che al periodo eroico di “Ash Ra Tempel” o peggio di “Tales From Topographic Oceans”, meglio guardare all'inattuale contemporaneità delle comuni degli Acid Mothers Temple e ancora di più agli Zu dell’ultimo importante “Jhator”: la stessa voglia di esplorazione, sperimentazione, divertimento frutto di suoni ricostruiti e decostruiti, contrapposti e complementari, come sconosciuti al primo appuntamento baciato dalla fortuna della reciprocità.

 

Incontri-scontri sonori che si stemperano gli uni negli altri, in una lunga galleria di forme musicali aperte, figure scontornate e rigorosamente strumentali, galoppate elettroniche. È il math rock dell’omonimo album d’esordio (“Uro”, 2013), filtrato dalla sperimentazione del successivo “Pocca!” (non a caso in coabitazione con i .corridoiokraut.) che toglie gli occhiali da nerd e finalmente monta un telescopio allucinato tra Bardo Pond, In Zaire e i Motorpsycho di “Little Lucid Moments”, diluendosi però in un acid ambient a volte Uro_band_03gelatinoso, a volte troppo compromesso con le oblique schitarrate monocrome del post rock. Assai meglio se si ferma a meditare sugli ampi balconi cosmici e se introduce inquietanti primitivismi oscillanti, rispetto a quando preme l'acceleratore hardcore. Ma l'opera è matura, il sound sgargiante e la volontà di stupire non si discute. Animali in estinzione, che abbiamo il dovere di salvaguardare. 

 

Voto: 7/10
Giovanni Capponcelli

Uro


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