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9 luglio 2012

Rigotto

UOMO BIANCO

2012 - ControRecords
[Uscita: 10/05/2012]

Rigotto - Uomo BiancoNuovo funambolico album per Paolo Rigotto. A distanza di un anno dallo spiazzante, meravigliosamente folle “Corpi Celesti”, l’autore, compositore, polistrumentista torinese ci regala un ulteriore prova della sua poliedrica creatività. “Uomo Bianco” raccoglie  dodici perle sonore impazzite e perse in un fantasmagorico caos. Stili e generi diversissimi fra loro, elementi di pura follia sonora resi umanamente accessibili dalla guida sicura e selvaggia del padrone del suono. Rigotto suona tutto, canta tutto e sente in prima persona l’urgenza di comunicare ad un pubblico più vasto le suggestioni oniriche partorite dalla sua fertile mente. Ma non è un caos fine a se stesso. Pasolinianamente Rigotto fotografa il caos della realtà. L’Uomo Bianco è l’uomo occidentale, forse l’unico rimasto, perso e agonizzante fra i sui simili anch’essi persi e agonizzanti in un mondo allo sfascio.

 

Ma il racconto di questo scenario tragico è accompagnato da suoni e frastuoni che ci calano in un' orgia pirotecnica di esplosivo e infantile stupore. E i testi sono essenziali per comprendere appieno l’opera: ironici, pungenti, surreali ricchi di sfumature e non-sense se colti fuori dal contesto globale, ma al contrario, vivaci, puntuali e intelligenti se colti e fusi in un grandangolare sguardo d’insieme. Venire al mondo (prima), UomoBianco, La Via Lattea rappresentano un validissimo esempio di questo caos razionale e genialmente descritto. Un esempio anche di come questo lavoro rappresenti un passo verso la ricerca di maggiore fruibilità rispetto a “Corpi Celesti”. Un evidente incedere verso una maggiore maturità espressiva e compositiva. Un’attenzione maggiore alla forma oltre che al contenuto, come risulta evidente dalla magnifica e curata confezione che accoglie il cd. Di certo resta l’intrigante particolarità della proposta musicale.

 

Non è un disco facile, va capito, vanno esplorati i tanti angoli nascosti nell’uragano che travolge al primo ascolto. Ma è esattamente questo il suo fascino aggiunto. L’interazione con l’ascoltatore che viene spinto e stimolato ad andare oltre l’ascolto passivo (e ciò sarebbe impossibile) e a tuffarsi a corpo morto nelle onde sonore che l’artista agita a suo piacimento, pronti a riemergere o a perdersi nelle spirali nascoste della propria mente. Un labirinto da cui, una volta riguadagnata l’uscita, ci si riaffaccia al mondo di certo più ricchi e meno abulici. Paolo Rigotto si conferma nella sua fresca e intelligente originalità. Il suo cammino di sperimentazione continua, lasciando sul terreno orme che potranno essere seguite, ne siamo certi, da sempre più numerosi esploratori dell’ignoto sonoro e da un pubblico pronto ad aprirsi con entusiasmo all’avvento nelle loro vite di un mondo nuovo e di un modo diverso di vivere la musica. Un disco entusiasmante!

 

Maurizio Galasso

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