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9 gennaio 2016 , ,

Moreno Padoan

UNTIL THE NUMBNESS

2015 - Xonar (DD/ ltd. ed. CDR)
[Uscita: 08/10/2015]

#consigliatodadistorsioni

   

a3556452085_10Avevamo conosciuto Moreno Padoan come ½ degli Artcore Machine, duo elettronico veneto che proponeva un mix particolarissimo di IDM, electro-industrial e tanto altro ancora (leggete la recensione di “Lamina” qui su Distorsioni). Dopo un paio di album digitali per la sua Xonar Records a nome Otur Boyd su sonorità ambient-noise usciti all’inizio e alla fine del 2014, ecco giungerci il primo album a suo nome.

Se pensate di immaginare cosa possa contenere questo disco (uscito in formato digitale o in elegantissima edizione CDR, con copertina cartonata formato A5, limitata a 50 copie) vi sbagliate in partenza. Pur essendo riconoscibile l’abilità tecnica di Padoan nella produzione e nella creazione di ambientazioni sonore, lo stile musicale di questo disco è totalmente differente da quanto proposto finora dall’artista. Nei quasi tre quarti d’ora di grande musica qui proposta, Padoan alterna brani al pianoforte (con o senza elettronica di sottofondo) a brani totalmente elettronici dalla forte componente cinematica e influenzati dalla musica cosmica tedesca di Tangerine Dream & co., dalla chill-out, dalle colonne sonore di John Carpenter, dai viaggi sintetici del Jean-Michael Jarre più ispirato.

 

0005934377_10"Until The Numbness" è una raccolta di possibili colonne sonore architettate dall’artista di Rovigo per poter commentare immagini di vario tipo, ma anche per stimolare la creazione di immagini nella nostra mente. Le piano piece sono Can’t Wake Up (forse un po’ troppo simile al modo di comporre di Trent Reznor per riff e sequenze di accordi), Consequence (dove il piano viene accompagnato da delicati pad sintetici), The Numbness (dove il piano è accompagnato da paesaggi sonori sintetici di sottofondo), Anything (composizione per piano ed elettronica ove l’incedere epico dei suoni e delle ritmiche potrebbe commentare scene di battaglie, ricordando gli In Slaughter Natives più cinematografici).

Le restanti tracce costituiscono un insieme di brani ambient elettronici dal sapore vintage e dalle melodie malinconiche, costruite con soffici pad sintetici, sequenze di basso pulsanti e vecchie drum machine (come in Holding My Breath), melodie orientaleggianti (in Starting Over e Across The Oblivion), field recording (in A Glimmer), sequenze percussive dal sapore etnico (in A Glimmer e Across The Oblivion), archi campionati (in A Glimmer), uno sporadico pianoforte (in Across The Oblivion) e molto altro ancora.

morenoChiude l’album la glaciale suite di dieci minuti Erase Everything: superbo immobilismo sonoro ed esasperato isolazionismo, un magnifico viaggio cosmico attraverso spazi siderali, persi nei meandri del suono e delle sensazioni evocate da questi gelidi suoni. I crescendo di suoni e atmosfere, i silenzi improvvisi, le gelide staticità, le aperture melodiche, i sequencer ipnotici sono altre caratteristiche forti dell’album. Un disco che va ascoltato (in streaming su bandcamp) e acquistato, possibilmente nella sua edizione limitata in CDR, un disco da avere nella vostra collezione.

Voto: 8.5/10
Diego Loporcaro

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