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13 aprile 2017 ,

Cesare Basile

U FUJUTU SU NESCI CHI FA?

2017 - Urtovox
[Uscita: 24/02/2017]

#consigliatodadistorsioni

 

La Sicilia come luogo mitologico, popolato da figure senza tratti, perse nei meandri della memoria storica o, semplicemente, trasfigurate da una drammaturgia quotidiana ancora oggi scandita da riti antichi e imperscrutabili. L’isola è un luogo ontologicamente diverso dalla terraferma e dai suoi confini certi, è più un topos narrativo dove i fatti diventano interpretazioni della realtà, tasselli di una speciale storiografia la cui stesura finale è sempre ritardata. Sono trascorsi quasi due anni da “Tu prenditi l'amore che vuoi e non chiederlo più”, a cui è stata riconosciuta la Targa Tenco come miglior disco dialettale del 2015, e Cesare Basile ritorna ad impiegare il dialetto come lingua per i nuovi brani di “U Fujutu su nesci chi fa?”. Il dialetto nei brani del cantautore catanese diviene semantica arcaica, una lingua perduta di cui egli si fa custode fedele, decriptandola nei suoi congegni di senso per spiegare la dimensione più viscerale della vita. L’album è stato scritto dallo stesso Cesare Basile insieme a Simona Norato, Massimo Ferrarotto, Luca Recchia, Sara Ardizzoni, Roberta Gulisano e Guido Andreani, e vede la partecipazione, tra gli altri, di Rodrigo D'Erasmo, Marcello Caudullo ed Enrico Gabrielli, ognuno dei quali contribuisce con la propria attitudine a costruire l’ambientazione sonora di una musica senza connotati temporali.

 

La Sicilia presta generosamente il proprio idioma a brani vibranti come litanie maliane, a ipnotici blues primordiali come il canto dolente di Lijatura oppure il mantra di Tri nuvuli ju visti cumpariri da cui emergono forti similitudini con il mood di “Secret South” dei 16 Horsepower. Il senso di tutta l’amara ironia è contenuta in Cincu pammi, mentre la morte è l’unico modo per liberarsi dalle proprie miserie nel gesto estremo di Cola si fici focu. Basile si abbevera alle storie dei “cuntisti” e alla tradizione orale di storie fantastiche nel quadretto di Storia di Firrignu o nel torbido folklore di U Scantu. 

Dopo la cantilena disincantata di U Fujutu su nesci chi fa, troviamo il madrigale triste ed ineluttabile di Fimmina trista fimmina nata, così gravida di taglienti luminescenze elettriche. basileIn chiusura il canto stanco di Cirasa di Jinnaru, i cui versi sembrano scanditi dalla metrica di un respiro che sa di fatica e sangue. “U Fujutu su nesci chi fa?” è un disco profondo, nato da una ricerca linguistica e musicale mirata a riscoprire il nucleo primigenio di un linguaggio popolare e, per tale ragione, dalla valenza universale nel suo mostrarsi senza sovrastrutture. Forse Basile ha compreso che solo il dialetto è in grado di descrivere la fisionomia di quei demoni che accompagnano l’uomo lungo il tragitto dei suoi giorni. 

 

Voto: 7/10
Giuseppe Rapisarda

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