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4 dicembre 2015 ,

Oslo Tapes

TANGO KALASHNIKOV

2015 - DeAmbula Records
[Uscita: 24/11/2015]

oslo tapes TangoMarco Campitelli ribadisce ancora una volta l'amore crescente per la musica più sperimentale e di ricerca con il suo progetto  denominato Oslo Tapes. Una band che non chiude la strada ai ben più noti Marigold, che al contrario a dicembre dello scorso anno e a ben cinque anni di distanza dall'ottimo "Tajga" erano tornati a farsi sentire con un nuovo disco, il difficile "Kanaval". Decisamente il loro disco più impegnativo e claustrofobico. Non molto più cupi e lineari sono invece gli Oslo Tapes. Un gruppo formatosi nel 2011 e che ha già debuttato nel 2013 col disco omonimo, un lavoro decisamente riuscito.

Questo nuovo episodio vede ancora la presenza in formazione di Amaury Cambuzat (Faust, Ulan Bator), sia come strumentista che produttore, Pat Moonchy, Andrea Angelucci,  Mauro Spada, il bravo Francesco D'Elia (ex King of the Opera) e Federico Sergente. L'album si chiama per mera sfortuna "Tango Kalashnikov", titolo involontariamente scomodo e decisamente poco rassicurante in tempi difficili come gli attuali. Il disco si muove sulle stesse coordinate del precedente ma si rivela decisamente più ostico e meno godibile dell'esordio. Ci sono i soliti riferimenti a certo Kraut Rock teutonico, Can in particolare, non fosse altro che per la struttura scheletrica di diversi pezzi qui presenti dove la batteria la fa da padrona. In questa ottica ci sono cose come Bon Depart, la lunga Iceberg dove interviene Umberto Palazzo a recitare versi a ruota libera. Due pezzi scarnissimi ed un tantino monotoni, un po' di noia fa capolino qua e là. 

 

oslo tapes - ph 2La sensazione è che gli Oslo Tapes cerchino con ossessione d'avvicinarsi ai modelli di riferimento passati perdendo un po' di originalità nonché di spontaneità. Ossa con i suoi tre minuti scarsi prova quantomeno a smuovere le atmosfere cupe del disco, e lo stesso si può dire di Simmetrie che presenta un bel contributo al sax di Sergio Pomante. Elissi ha quasi la forma di una canzone normale, mentre Gestlat (minute song), suona quasi come certo post punk anni ottanta. Nel finale le atmosfere claustrofobiche ritornano prepotentemente con la monocorde Metelkova, episodio da dimenticare, per concludere con i due lunghi capitoli finali, Tango Kalashnikov e Nord, per ben 17 minuti totali. La title track è senza ombra di dubbio la cosa più compiuta e godibile di tutto il disco: a fronte del cantato/recitato di Campitelli troviamo un break rumorista che prelude ad una coda di rilassatezza e pace assoluta.

Chiude la partita la lunghissima Nord, nove minuti di calma apparente, non certo di gioia assoluta ma sempre nello spirito fin troppo glaciale dell'intero lavoro. Un disco che come il Cambauzat+Campitelliprecedente ha respiro europeo ma qualche dubbio nasce spontaneo. Là dove l'esordio godeva dell'effetto sorpresa ed aveva spiazzato gli abituali ascoltatori di Campitelli, in virtù di un suono originale e raro da sentire alle nostre latitudini, a questa seconda prova sembra mancare un pizzico di originalità e sembra ripetere certe idee dell'altro con meno brillantezza. Trattasi comunque pur sempre di un disco dignitoso e con un buono spirito di ricerca. Tango Kalashnikov non è il disco definitivo di Campitelli e degli Oslo Tapes, quello magari deve ancora arrivare, basta saper aspettare.

 

Voto: 6.5/10
Ricardo Martillos

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