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25 aprile 2016 ,

Egoband

TALES FROM THE TIME

2016 - Ma.Ra.Cash Records
[Uscita: 29/04/2016]

#consigliatodadistorsioni  

  

egoband CoverRincasare dall'avveniristica Trantor, fulcro delle galassie disegnate da Asimov, dopo aver ricercato le proprie origini ed esplorato le dimensioni del tempo. Il nostro tempo. Sono occorsi diciassette lunghi anni alla Egoband per portare a termine questo bramato viaggio di ritorno. Considerevole esponente del movimento neo prog italiano con all'attivo tre album nella prima metà dei novanta e varie partecipazioni ad importanti tributi di genere, la formazione di origini labroniche nel 1999, dopo aver consegnato alle stampe il quarto capitolo artistico, il convincente e canterburyano “Earth” si era di fatto concessa una pausa di riflessione.

In questo frangente Alessandro Accordino (voce e tastiere), Alfonso Capasso (basso) e Simone Coloretti (chitarre) si sono ritrovati impegnati singolarmente in nuove ricerche e collaborazioni, senza comunque mai perdersi di vista e soprattutto senza mai lasciarsi sfuggire l'occasione per suonare ancora insieme, uniti nel nome del tanto caro progetto primordiale. Adesso, a distanza di tre lustri, completata la line-up con l'ingresso del talentuoso batterista Adriano Dei, la Egoband ricompatta le proprie file e torna a far parlare di sé attraverso inedite pagine musicali che narrano di straordinarie cronache dal tempo.

 

Le otto tracce (nove se si include l'inaspettata ghost track di coda in italiano) di Tales from the time sintetizzano il meticoloso resoconto di un complesso lavoro d'equipe dal quale emerge il caratteristico marchio di fabbrica Egoband che affonda il suo mood tra spigolature hard rock e trame melodiche tipiche delle band prog britanniche di nuova generazione. L'artefatta recitazione di Accordino nell'intro dalle dilatate trame cosmicheEgoband Return to Trantor anticipa Time and souls, composizione animata da serrati riff di chitarra e da un illuminato refrain venato da taglienti evoluzioni di synth.

L'incedere regolare della sezione ritmica traina le cadenzate trame di Black tears (On planet) motivo dall'aurea marillioniana che abbraccia, nel crescendo finale, un evocativo solo di Coloretti; un vezzoso arpeggio di chitarra appuntato sull'impercettibile presenza di una batteria disegna le crepuscolari figure tratteggiate dalle note della ballad No fear of flying mentre all'interno dei  tredici minuti della mini-suite strumentale che segue, The spaceship, trovano posto variegate evoluzioni dondolanti tra aperture psichedeliche, passaggi simil-blues ed immancabili ammicchi sinfo-progressive. E se il sofferto lirismo roco e le tastiere in grande spolvero dominano sugli arrembanti battiti di Hard time -episodio che forse più di altri rimanda al collaudato canovaccio hard-prog Egoband- Four-stroke appare il vero pezzo da novanta di Tales from the time intrecciando malinconici incisi seventies e mirabolanti assoli elettrici nella precisa tela ordita dal duo Capasso-Dei.

 

Egoband (2)L'epilogo si stringe intorno agli struggenti arpeggi dal sapore hackettiano di Thirteen towers, chiusa strumentale dedicata all'antico osservatorio peruviano di Chankillo, culla della misurazione del tempo impressa -con il suo inconfondibile dentellato skyline- sull'artwork di copertina. Questi ispirati Tales from the time restituiscono il legittimo proscenio ad una formazione che, dopo anni di silenzio, non esita a rimettersi in gioco conscia di essere ancora depositaria di una proposta musicale estremamente valida e attuale. E se doti tecniche e professionalità nella Egoband non sono mai state in discussione è lecito sottolineare come dall'ascolto di questo inedito progetto si apprezzi un ulteriore passo avanti in quel processo di maturazione artistica che inequivocabilmente scaturisce dall'esperienza musicale raccolta in anni trascorsi sulle tavole del palco. 

Voto: 7.5/10
Alessandro Freschi

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