Migliora leggibilitàStampa
2 maggio 2012

Monaci del Surf

“Monaci del Surf”

2012 - Inri
[Uscita: 27/04/2012]

Monaci del Surf # Consigliato da DISTORSIONI

Divertente. Questo è sicuramente l’aggettivo più consono per descrivere l’album omonimo dei Monaci del Surf. Un tempo si sarebbe detto un album che piace a grandi e piccini', e anche questo è vero. Infatti, se pensate che Hank Marvin sia stato il più grande chitarrista di tutti i tempi e ritenete che The Shadows abbiano dato alla storia della musica ben più di quanto abbiano dato Beatles e Rolling Stones messi assieme, se da bambini vi siete divertiti guardando i film western con Bud Spencer e Terence Hill, o le sconclusionate avventure della famiglia Addams, o se avete tremato sentendo arrivare le Guardie Imperiali del bieco Darth Wader in Guerre Stellari, tutti i temi musicali dei vostri beniamini li ritrovate nell’album di questa misteriosa cover-band torinese (misteriosa? Poi vi spiegheremo anche perché), che rivisita celebri colonne sonore con il bizzarro piglio a cavallo tra country e psychedelia tipico della surf-music degli anni ’60. Del resto sono o non sono loro i Monaci del Surf, ultimi fieri depositari di questo credo?

 

Apache, Lo chiamavano Trinità, The Addams Family, solo per citare qualche titolo, 11 tracce che nella maggior parte dei casi non superano i tre-minuti-tre, ma talvolta anche meno (perché si capisce che questo disco in fondo è un gioco, e come dice il proverbio il bel gioco dura poco, ma se dura diventa seccatura), quasi totalmente strumentali e solo in rari momenti arricchite dal cantato, una sorta di croonin’ a metà strada tra Johnny Burnette e i dissacranti Dread Zeppelin (non li conoscete? Andate a cercarvi qualcosa, perché meritano), tutto con sonorità fedelmente anni ’60/’70 e, solo sporadicamente, con minimi accenni di un proto-ska delle radici, come nelle accelerazioni finali di Imperial March (da Guerre Stellari) o di The Entertainer (in italiano: “La Stangata”).

 

Tra tutti questi classici trova posto anche una eccellente Surf Bossa Nova, rivisitazione della famosa Soul Bossa Nova di quel geniaccio delle tastiere e dell’arrangiamento che è Quincy Jones, nato pianista jazz negli anni ’60, conosciuto soprattutto come grande produttore artistico fino a tutti gli ’80 (un nome tra tanti della sua scuderia? Michael Jackson) e tuttora in attività, benchè quasi ottantenne. Ma poiché ogni buon album ha il brano che non ti aspetti (ma non tutti i musicisti sono così in gamba da piazzarlo!), qui a sorprenderci spunta Get the party started, scritta da Linda Perry, ex-leader delle 4 Non Blondes, e portata al successo mondiale da Pink. Questo hit dance, tra le mani dei Monaci diventa così western, ma così western, che se chiudiamo gli occhi ci sembra di vedere proprio Pink, con il cappellaccio da cowboy e i camperos, che si sfida a duello mortale con un Franco Nero o un Giuliano Gemma sotto il sole di un’Arizona riprodotta a Frascati o Ladispoli.

 

Un album ottimamente suonato, ben prodotto e con una confezione dalla grafica stupenda, degna dell’iconografia degli Z-movies oggi tanto cari ai Quentin Tarantino e ai Robert Rodriguez, che li evocano a piene mani quando raccontano le avventure dei loro Machete e Stuntman Mike, nella quale i musicisti della band sono riprodotti come gli eroi mascherati della lucha (il wrestling sudamericano) e circondati da avvenenti pin-ups. Ma poiché sono mascherati, i Monaci del Surf non svelano le loro identità, e nel disco sono elencati nelle note solo gli ospiti che hanno collaborato (fiatisti, tastieristi, cantanti) e non i principali attori del progetto, possiamo soltanto immaginare dai disegni che siano in tre (chitarra, basso e batteria). Ma oltre a questo, un altro mistero si annida nel CD: le tracce nelle note sono numerate da 2 a 12 e, se inserite il dischetto in qualsiasi lettore, la traccia uno non esisterà, e partirà direttamente dalla seconda. Ragazzi, ma come avete fatto?

Alberto Sgarlato

Audio



Video

Inizio pagina