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2 gennaio 2017 ,

My Invisible Friend

S/T EP

2016 - Fuzz Club Records
[Uscita: 19/09/2016]

#consigliatodadistorsioni     

 

a3591596567_16Con I piedi piantati a Fidenza e il cuore in terra d’Albione My Invisible Friend tornano dopo l’esordio omonimo del gennaio 2015 con un EP (sempre senza nome) questa volta su  Fuzz Club Records. I quattro hanno stipato il loro massiccio noise-pop in tre sole tracce la cui durata complessiva raggiunge i 33 minuti. Le tendenze kraut prendono il sopravvento, dilatando e trascendendo il concetto stesso di shoegaze. Al primo feedback incandescente di Eyes, il pezzo d’apertura, la tentazione di bollare i My Invisible Friend (se non si conoscono già) come ennesimi emuli delle gesta di Kevin Shields e dei My Bloody Valentine è forte, e i titoli che seguono (Endless, Sleepless) non fanno che aumentarla. Ma è una sorta di abbaglio: la band elude ogni sorta di confronto con i padrini dello shoegaze, riprendendone sì l’estetica e l’idea di wall of sound ma trasponendola in un viaggio cosmico che li rende molto più simili ai teutonici NEU! che a qualche formazione malinconica ed introspettiva inglese degli anni ’80/’90. Eyes erige una muraglia di fuzz da cui fa breccia la voce sognante della bassista Annalisa e la melodia fiorisce dalla distorsione, il riff di chitarra stride ipnotico: questo mantra cattura la band in uno stato di estasi che finirà con la sola batteria elettronica a scandire il tempo. 

 

Un altro azzeccatissimo e piovoso riff di chitarra caratterizza la seguente Endless,  dove ancora la voce affiora eterea e lascia che siano gli strumenti a tracciare per nove minuti la tensione emotiva. Gli strati di suono si susseguono, le immagini sonore si sovrappongono, l’estasi musicale si staglia all’orizzonte. Endless è probabilmente il capolavoro dei MIF. Il vero trip arriva nei 17 minuti finali di Sleepless,  kraut-rock anfetaminico, oscuro, muscolare. Il passaggio porta verso la nuova scuola psichedelica 0008638606_10inglese e non:  Cosmic Dead, One Unique Signal (ma anche Singapore Sling e Dead Skeleton) sono i compagni ideali di queste scorribande cosmiche. Il riff verticale di basso che attraversa i vari strati sonori è il vero protagonista sotterraneo di Sleepless. La ripetitività statica e l’ipnosi si innestano, bruciando qualsiasi paragone: dallo shoegaze la band approda ad un drone-rock di assoluto valore. Dalle tre tracce emerge un talento irrequieto e uno sguardo trasversale sulla musica. Alla band si può solo chiedere un altro disco, magari più composito e meno monolitico. Uno dei migliori dischi italiani del 2016.  

 

Voto: 8/10
Ruben Gavilli

Audio

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